Brulotti

Odio l'islam, fra le altre...

P. D.
 
Kant rendeva omaggio a Hume per averlo risvegliato dai suoi anni di sonnolenza dogmatica. Ma se si trattasse di una sonnolenza dogmatica tipica della democrazia? E se la democrazia, al di là delle sue istituzioni politiche, avesse la capacità sorprendente e insidiosa di creare, attraverso i suoi prolungamenti ideologici, un effetto oppiaceo e soporifero? Una dolce paralisi del pensiero? Qualcosa come l'equivalente di un'incisione dei lobi frontali, che lascia il suddito cittadino piacevolmente semi-cosciente, fiaccamente beato? Se la democrazia, in fin dei conti, non fosse che una malattia mentale?
Prendiamo, ad esempio, la proposizione: «Odio l'islam». Ecco qualcosa che in buona compagnia non si dice. E questo per diverse ragioni, farfugliate nel complesso dai boy-scout di ogni risma.
Prima di tutto, in questi tempi di tolleranza programmatica e di vacuità di un rispetto preteso a priori, «odiare» non si fa più. Praticamente è perfino illegale. E di una naturalezza fra le più odiose... Così, i nostri dogmi politico-religiosi — e la democrazia ha messo l'uomo nel preciso posto occupato dalla divinità nell'antica architettonica della teologia cristiana — ci proibiscono di pensare il nemico, di concepirlo, di rappresentarcelo. In poche parole, di odiarlo.
Uno spirito fine, scrupolosamente di centro sinistra, annunciava di recente di non avere nemici. Ingenuo! Come se fosse possibile la scelta, come se il nemico fosse soggettivo... La soggettività, l'affetto, l'emozione, ecco oggi per i democratici ciò che sostituisce il pensiero.
Quindi si pone la questione: la democrazia, nel suo fondamento, nella sua stessa essenza, permette ancora che esista un fatto? Un fatto oggettivo? Che sussista, da qualche parte, la morsa euristica del principio di realtà? No. No, perché la democrazia non è in fondo che l'ultima maschera avvilita e sudicia del cristianesimo, l’antica consolazione degli schiavi di Roma. La religione fondata da un uomo talmente spaventato dalla prospettiva del conflitto edipico di fronte ad un padre reale da arrivare ad immaginarsi, sventurato psicotico, un padre celeste... Ora «la guerra e il coraggio hanno compiuto cose più grandi che l'amore per il prossimo. Non è la vostra compassione, ma il vostro valore che fino ad ora ha salvato le vittime». Così parlava Nietzsche! Così parlava Zarathustra! Così parlava la virilità!
Nell'attesa, dall'altra parte, ci si organizza. Ci si organizza, si pianifica, si sgozza e si decapita... Odio l'islam... Ma non si critica l'islam. Oppure, in questo caso, solo con prudente ossequiosità e mille precauzioni linguistiche. Contorcendosi, confusi, nella perifrasi, nel neologismo e nella litote: non si parla dell'islam, ma dell'islamismo. Non di religione, ma di fanatismo. Non di contro-razzismo, ma di comunitarismo...
E si ricorre in modo discutibile ai meandri della storia. Brandelli accuratamente scelti. Dell'islam, si vanta con nostalgia il brillante passato. Si riesuma l'uno o l'altro erudito, preferibilmente sordo, cieco e vecchio. Immancabile. Lo si rispolvera in fretta. E si ricorda all'occorrenza che, tuttavia, nel XI secolo, Avicenna…
Davvero spassoso! Un po' come se Erasmo, Moro e Montaigne potessero cancellare solo con la loro grandezza lo scandalo delle guerre religiose intercristiane o quello di quattro secoli di libri messi all'Indice dalla Chiesa di questi cattolici, recenti campioni di tolleranza ultraterrena. E molto recenti perché, bisogna ricordarlo, costretti a diventarlo assai recentemente…
Le religioni sono nevrosi dell'umanità, diceva Freud. Ma, mi si consenta, ci sono nevrosi e nevrosi... Il giudaismo tende alla nevrosi ossessiva: il rito per il rito. Nel cuore del cristianesimo si annida l'ansiosa speranza di affogare la pulsione in un indifferenziato asessuato: l'amore cristiano, questa tiepida tisana... L'islam tende a rendere folli perché instaura una condivisione tra i sessi straordinariamente e specificamente patologica: un orrore e un terrore della donna e del suo godimento sessuale fantasticato come onnipotente.
Di fronte a ciò, non resta altra soluzione all'uomo che la feroce oppressione di ogni femminilità. Oppressione tanto più radicale al punto d'avere la funzione primaria di ricoprire col suo velo fobico la vertigine segreta, intima, muta, ma onnipresente, dell'impotenza maschile e della sua eterna compagna, la repulsione-tentazione dell'omosessualità latente... da cui anche la necessità dell'alleanza erotizzata e difensiva dei «fratelli» dell'islam. Davanti alle allucinazioni di una minacciosa vagina dentata, la sicurezza e la fuga consistono nel numero. Così, per proteggersi, l'uomo musulmano vive in banchi. Come i pesciolini...
Odio il fatto religioso in generale, perché aliena l'uomo facendogli prendere dei messia per lanterne. Odio l'islam in particolare, perché l'islam è un sistema d'oppressione tragico dei due sessi.
Nell'attesa, dall'altra parte, ci si organizza. Ci si organizza, si pianifica, si sgozza e si decapita... Sento che indiscutibilmente una maggioranza di musulmani disapprova questi atti. Comunque insisto ad odiare l'islam, perché in quanto sistema di pensiero e di stare al mondo permette la guerra santa. Permette la charia.
Lo sgozzamento e la decapitazione ci saranno sempre, anche solo come possibilità strutturale, perché centrale per l'islam, un suo topos. Proprio come il pensiero tardivo di Marx ospita al proprio interno la perenne potenzialità dei tormenti delle dittature proletarie. Proprio come il cristianesimo è inestricabilmente, consustanzialmente, infetto di antisemitismo...
Rivendico pubblicamente il diritto di esprimere questo odio per l'islam. Pubblicamente. Pronto eventualmente a trasgredire, sì, le leggi della Repubblica. Perché denunciare oggi le feroci imbecillità delle credenze religiose è più che un piacere, è un dovere. Ed un onore. Quello di mostrare che è possibile esistere in piedi, senza stampelle e senza illusioni.
In quest'epoca in cui ancora una volta la religione fa la guerra, è urgente rivendicare ancora, e sempre, e a voce alta, la dignità superiore dell'uomo senza dio.
 
[2004]