Contropelo

La foresta dell’agire

La distruzione non è solo questione di fuoco, di sabotaggio, d’insurrezione o di armi. Se da un lato la distruzione comprende la soppressione materiale delle strutture e delle persone autoritarie, dall'altro implica una critica corrosiva dei rapporti sociali che sostengono, favoriscono e riproducono tali strutture, fino a toccare le nostre stesse responsabilità, i nostri compromessi, le nostre rinunce, che sono altrettanti mattoni dell'edificio sociale da demolire. La distruzione non è tanto un affare di guerra, dove sono tracciate le linee di demarcazioni tra amici e nemici; ciò di cui stiamo parlando va ben oltre un tale schema probabilmente troppo facile per spiegare l’eternità dell'oppressione e dello sfruttamento nel calvario della storia umana. Inoltre la distruzione, come fatto materiale violento, non è riducibile al semplice atto della distruzione (che essa si esprima contro le cose o contro gli uomini, da questo punto di vista  non fa alcuna differenza: l'atto di distruggere comporta comunque l'uso della violenza — offensiva o difensiva, giustificata o meno, in fondo si tratta di questioni che ognuno e ognuna deve risolvere da sé, senza le stampelle che qualche ideologia, sistema filosofico o convinzione religiosa possa offrire). Occorrono non solo braccia, ma anche testa; non solo una preparazione mentale, ma anche cuore; non solo uno sforzo e una convinzione individuali, ma forse anche il sostegno di chi abbiamo vicino.

Brulotti

Una palude di illusioni che crollano

Kafka levò la mano in aria un paio di volte, a sottolineare la sua inquietudine, e continuò: «Viviamo in un’epoca malvagia: lo si percepisce prima di tutto dal fatto che niente viene più chiamato col suo nome preciso. Si usa la parola “internazionalismo” nel designare l’umanità, conferendo un valore morale a un termine puramente geografico. I concetti vengono adoperati come gusci di noce svuotati. Così, per esempio, si parla d patria proprio ora che le radici dell’uomo sono ormai da lungo tempo divelte dal suolo». 
«Di chi è la colpa?» chiesi. 
«Di tutti noi! Siamo tutti impegnati in quest’opera di sradicamento». 
«Ma qualcuno deve pur esserne la causa», insistei. «Chi è? A chi sta pensando?». 
Contropelo

Il rovello

Un'ossessione ventennale macerata nel fiele. Periodicamente veniamo tenuti al corrente della sua evoluzione, quand'essa si manifesta in modo pubblico. Non solo perché questa ossessione ci tocca purtroppo direttamente, ma anche e soprattutto per gli effetti che ha avuto col passare del tempo, producendo miasmi anche esilaranti. Poiché tutto ciò ha luogo in Francia, per lunghi anni non ce ne siamo occupati. In fondo, vista da tanti chilometri di distanza, si tratta null'altro che di una penosa vicenda privata di un caso umano.
Il personaggio vive a Parigi e la natura gli ha giocato un brutto scherzo. Da un lato è stata generosa nei suoi confronti, dotandolo di una certa intelligenza; dall'altro è stata carogna, poiché gli ha guastato quel dono facendogli scorrere nelle vene non sangue, ma fiele.
Brulotti

Chi semina coercizione…

Cosa raccoglie? Spesso e volentieri, l’obbedienza di molti. Talvolta anche gesti di rivolta, benché di pochi. A Brescia, ad esempio, sono stati appena raccolti i cocci di un paio di molotov lanciate di primo mattino contro un centro vaccinale. Secondo quella macchietta del presidente della regione lombarda, si è trattato di un «attacco ignobile». Definizione rovesciabile, giacché potrebbe venire usata anche dagli incendiari per motivare il loro gesto: la gestione politico-sanitaria-militare della pandemia dichiarata è un attacco ignobile alla libertà, condotto metodicamente e senza esclusione di colpi da un anno a questa parte. Si potrebbe aggiungere poi che l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, appena introdotto dall’ultimo decreto governativo, ne è la più recente manifestazione. 
Brulotti

Ascoltare

A chi non è mai capitato di salire una scala al buio? L'azione è come quel passo che, cercando l'ultimo gradino, trova invece solo il vuoto davanti a sé.
L'azione, facendoci perdere l'equilibrio, ci parla di un'altra possibilità, ci parla di altre sensazioni, di un'altra percezione dello spazio, di un modo diverso di giocarsi la vita. Come quando il nostro ginocchio duole all'impatto inaspettato col pavimento.
Tanto per chi la compie che per chi ne percepisce i riflessi nella propria vita, l'azione si accompagna all'assenza di certezze. Per chi direttamente si confronta con essa l'azione consiste in un giocarsi la libertà e la vita per un sogno.
Contropelo

Vulnerabilità

A livello microscopico, la distruzione di autonomia e la riduzione degli spazi che determinano la propria vita, mediante l'introduzione di protesi sempre più tecnologiche, con le logiche conseguenti, non può che dar luogo — in proporzione al grado di lobotomizzazione e di appiattimento che ognuno subisce — ad una disperazione feroce. La ruota del progresso gira sempre più rapidamente. Se un tempo erano necessarie diverse generazioni per le vaste trasformazioni della società, oggi, nello spazio di una sola generazione, sembra quasi di non far parte dello stesso mondo. Una tale impennata di velocità richiede una inaudita capacità di adattamento dell'essere umano e non manca di produrre a sua volta un’intera gamma di «difetti» funzionali al mondo nel suo complesso, ad esempio sotto forma di nevrosi o malanni fisici. E dato che l'essere umano non vive isolato sopra una cometa, abitando sul pianeta Terra, qualsiasi assetto del suo «habitat» ne influenza le possibilità e la capacità di riflettere, ma anche di sentire ed agire.

Intempestivi

Accettabile

Abbiamo sbagliato, lo ammettiamo. Ma si è trattato di un riflesso condizionato duro a morire. Questa mattina, leggendo le notizie, non siamo riusciti a trattenere un moto di gioia nell'apprendere che nel corso della scorsa notte è stato incendiato il portone d'ingresso dell'Istituto Superiore di Sanità, a Roma. Qualcuno lo ha cosparso di liquido infiammabile e gli ha dato fuoco, per poi dileguarsi. I custodi sono subito intervenuti dando l'allarme e i danni sono limitati, però...
Però poi ci ha pensato l'onorevole ministro Speranza a riportarci con i piedi per terra, con le sue ammirevoli parole: «Sono inaccettabili gli atti intimidatori contro l'Istituto Superiore di Sanità. Il nemico è il virus. Non chi si impegna per combatterlo». Già, è vero, come abbiamo fatto a scordarlo? Il nemico è il virus – e dire che lo sapevamo. Facciamo quindi pubblica ammenda e per penitenza ricordiamo ai nostri lettori che:
Brulotti

Anche i data-center bruciano...

 
Una notizia trapelata a malapena in mezzo all'insostenibile pesantezza quotidiana fatta di allarmismi e disposizioni decretate dalle autorità.
Mercoledì 10 marzo, alle 00.47, un incendio è divampato a Strasburgo all'interno di uno dei quattro enormi data-center di OVH, multinazionale francese di web hosting (ovvero di servizi telematici). Nonostante l’immediato allarme e malgrado sul posto siano intervenuti oltre un centinaio di pompieri — usufruendo di mezzi arrivati perfino dalla vicina Germania — qualche ora dopo del data-center SBG2 non era rimasto più nulla. Dal silicio alla cenere. Le fiamme, prima di essere domate, hanno colpito duramente anche l’edificio di SBG1, devastandone più della metà.

Intempestivi

3, 4, 5G... Bum!

Telelavoro, gabbia digitale... Bum!
Obbedienza, lavaggio del cervello... Bum!
Schermi, chip, tracciamento… Bum!
Smartphone, smart home, smart city... Bum!
Tecnologie verdi, esistenze grigie... Bum!
Industria militare, industria energetica, industria in generale… Bum!
Sempre connessi, sempre più abbrutiti… Bum!

Brulotti

Provocazione creativa

Noel Ignatiev
 
Come possono dei piccoli gruppi di rivoluzionari convincere la maggioranza delle persone comuni della necessità di una rivoluzione e persuaderle a compiere i passi necessari per realizzarla? È il quesito di fondo per chiunque si consideri rivoluzionario. Le risposte variano tra i gruppi e spesso al loro stesso interno: alcuni cercano di ottenere la fiducia delle masse dimostrando il proprio impegno nel movimento di riforme, altri sottolineano l’importanza di convincere i leader naturali che emergono dalle masse, altri ancora sostengono l'una o l'altra richiesta che «radicalizzi le masse», alcuni «l’integrazione con le masse», altri la costruzione di modelli che prefigurano la nuova società, altri ancora fanno leva sulla propaganda dei motivi per cui dovrebbe essere rovesciato il sistema esistente e istituito uno nuovo al suo posto, e così via.
Brulotti

Foresta Nera

 

Sono passati poco meno di due anni dal bell’incendio della cattedrale di Notre-Dame-de-Paris, e molti conservano forse un commosso ricordo delle fiamme iconoclaste danzanti sul suo telaio, fino a provocare il crollo della sua guglia che per una volta illuminava qualcosa. L’immondo edificio religioso che incarnava così bene la continuità dell'oppressione attraverso i secoli era sfuggito per poco alla collera dei comunardi armati di barili di petrolio, ma nulla ha potuto contro l'insidiosa modernità dell'elettricità.
In questo fangoso mese di febbraio, da qualche parte sul massiccio del Conches-Breteuil (Eure), al confine dei comuni di La Vieille-Lyre e Baux-de-Breteuil, una manciata di esperti forestali e di architetti con gli stivali percorrono i sentieri in cerca di particolari alberi. Scrutano, misurano, ispezionano, selezionano, punzonano  contrassegnando con un punto rosso una ventina di giganti.
Intempestivi

È possibile la critica sociale dopo l'emergenza pandemica?

 

Parafrasando una celebre quanto provocatoria riflessione formulata da un intellettuale tedesco all'indomani della seconda guerra mondiale, vien voglia di chiedersi se scrivere un testo di critica sociale dopo il Covid 19 non sia un atto di barbarie che avvelena la consapevolezza stessa del perché è divenuto impossibile oggi scrivere testi di critica sociale. Con ciò non si intendono equiparare i campi di stermino nazisti agli odierni reparti ospedalieri democratici, semmai interrogarsi se l'inimmaginabile enormità di quanto sta avvenendo non renda patetica e superflua ogni ulteriore analisi della realtà. Se in passato lo Sterminio burocratico di milioni di ebrei ha ucciso la poesia, oggi la Servitù Volontaria sanitaria di miliardi di esseri umani non ha forse ucciso la critica, rendendo anch'essa in-scrivibile, il-leggibile, im-praticabile? Se lo Sterminio ha messo fine alla ricerca della bellezza, la Servitù Volontaria non sta mettendo fine alla ricerca di significato?
Brulotti

Pecore nere

È ovvio che esiste una differenza fra aprire una porta da soli e subire l'arbitrio di un boia in divisa, fra un isolamento dove la luce del giorno penetra a malapena e le strade deserte per decreto, fra privazione del significato e sostituzione del contatto umano con quello delle macchine, ma occorre constatare che la vecchia metafora secondo cui il carcere non è un'estensione della società essendo piuttosto quest'ultima a costituirne l'estensione, non ha perso la sua pertinenza. Anzi, tutt’altro. Quindi, se non possiamo evadere da una prigione sociale che ha ormai colonizzato tutto lo spazio, se le sue gabbie da bamboline russe si incastrano e si fondono l’un l’altra, quale possibilità ci resta, se non quella di distruggerla dall’interno? Coltivando con cura un mondo tutto nostro, respingendo gli assalti di un dominio che mutila ogni giorno la nostra sensibilità, devastando senza pietà le sbarre e i muri che ci tengono prigionieri. Tanti ostacoli alla libertà, che non s’incarnano più solamente nella pietra e nell'acciaio, ma anche nelle reti diffuse in fibra di vetro e rame che corrono sotto i nostri piedi e volano sopra le nostre teste. Se quasi un centinaio di antenne-ripetitori sono state sabotate nel 2020 malgrado i vari confinamenti, il fatto che queste strutture costituiscano un anello supplementare delle nostre catene ha forse una qualche attinenza.

Brulotti

Nictalopi

Se c'è un segreto stantio che da decenni fa il giro del mondo infantile è sicuramente quello confidato dalla volpe al Piccolo Principe: «Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». È forse un mero caso se il cuore che ha pronunciato questa sentenza verso metà del secolo scorso, quando non indossava la livrea militare, si insinuava tranquillamente negli stracci del giornalista, ad esempio per denunciare i «crimini repubblicani» della Spagna del 1936-37 sui principali giornali nazionalisti? O che un fervente ammiratore di un Maresciallo che ha riconciliato il popolo frrrancese sotto il suo giogo dopo la disfatta sia stato ricompensato con una nomina al comitato provvisorio del Rassemblement pour la Révolution nationale (1941)? Come alcuni hanno fatto notare successivamente in un'altra occasione, l'importante in materia di sonagli ufficiali non è tanto essere capaci di rifiutarli, quanto non meritarli.

Brulotti

Non esiste diritto alla salute

Ivan Illich
 
Ciò che viene definita «salute» è oggi fonte di confusione per molte persone. Gli esperti discettano sapientemente sui «sistemi sanitari». Alcune persone credono che senza accesso a trattamenti elaborati e costosi, le malattie dilagherebbero. Tutti si preoccupano per l'aumento della «spesa sanitaria». Si sente anche parlare di una «crisi delle cure sanitarie». Mi piacerebbe dare il mio parere su questi temi.
Prima di tutto, credo sia necessario riaffermare la verità della condizione umana: sto male. Soffro di alcuni disturbi. È certo che morirò. Alcuni sentono il dolore più intensamente, altri sono affetti da disturbi più debilitanti, ma tutti affronteremo ugualmente la morte.
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