Brulotti

La militarizzazione del tempo libero

André Prudhommeaux


 
La solitudine nella promiscuità, tale è il destino del proletario. Dorme, mangia, viaggia, lavora e si riposa in massa. Fin dall'infanzia con la camera comune, il letto comune, l'asilo nido, la mensa, la scuola, l'officina, la caserma. E si conclude con la sala comune dell'ospedale o del manicomio, la zuppa in comune coi vecchi, la fossa comune. Molti bambini nelle città non si appartengono mai; prede di un controllo continuo, della presenza inevitabile della massa, non avranno un istante per isolarsi dalla costrizione sociale, per essere se stessi, per conoscere la sicurezza e il possesso di un proprio mondo, non avranno altro rifugio chiuso a chiave che il fetido bugigattolo dei cessi.
Miraggi

Quando brucerà l'ultimo pezzo di carta

Apio Ludd
 
Cosa farò
quando non ci sarà più carta?
Scriverò con il dito
sull’aria?
Lo lascerò volar via
nel vento?
Come il sortilegio di qualche stregone
inviato
ad incamminarsi
attraverso i mondi
nella sua
strana e dissoluta danza?
Brulotti

La guerra contro il potere


Cari compagni, care compagne,

Per noi anarchici, le parole possono costituire una trappola. Possono colpirci e potremmo costruirci attorno un labirinto da cui sarebbe difficile uscire. Le parole restano sempre approssimative, nient'altro che un tentativo di cogliere la realtà ed esprimere idee. Tuttavia costituiscono uno degli strumenti a nostra disposizione per avvicinarci, per gettare un ponte verso altri compagni, verso altri ribelli. Essendo cosciente dei limiti delle parole, posso solo sperare che queste poche parole riusciranno ad attraversare l'oceano, a sorvolare i mari e le terre, a superare le frontiere e ad arrivare fino a voi in questa occasione della commemorazione della morte dell'anarchico Sebastián Oversluij, abbattuto da una guardia nel corso di un esproprio in banca a Santiago del Cile l'11 dicembre 2013.

Qualche volta, magari in momenti tragici come quello della morte di Sebastián, o semplicemente quando i nostri occhi rifiutano di chiudersi, quando le nostre membra rifiutano di riposarsi, quando la notte nel nostro letto continuiamo a fissare il soffitto, una domanda, una domanda fondamentale può venirci in mente ed ossessionarci. Perché siamo anarchici? Cosa significa essere anarchici?
Brulotti

Odio i politicanti

«Il solo espropriatore italo-americano su cui la letteratura anarchica 
non ha nulla da dire è Cesare Stami, anarchico individualista selvaggio...»
Nunzio Pernicone
Carlo Tresca and the Sacco-Vanzetti Case
 
 
La prima volta che ci siamo imbattuti nella sua ombra è stato oltre una decina di anni fa. Per caso, per puro caso. Eravamo in una biblioteca anarchica e stavamo sfogliando una vecchia rivista, di quelle ingiallite dal tempo, pubblicata alla fine degli anni 20 da individualisti italiani emigrati negli Stati Uniti. 
A un tratto l’occhio ci è caduto su un articolo commemorativo in cui si rendeva omaggio ad un anarchico italiano sepolto e dimenticato da tutti. Oltre a venire descritto come un uomo pieno di virtù e di vizi, dal pensiero provocatorio e iconoclasta, insofferente ad ogni morale (compresa quella cara a certi anarchici), veniva anche ricordato per essere stato un temibile fuorilegge, ammazzato alcuni anni prima in un agguato dalla polizia. Ecco perché, sospirava l’autore del testo, «la tacita congiura del silenzio e dell’oblio si è fatta attorno al suo nome».
Il suo nome era Cesare Stami. 
Brulotti

Anarchismo e bolscevismo di fronte al problema dell'autogestione (1905-1918)

Giuseppe Rose
 
Lo sciopero di Pietroburgo del 3 (16) gennaio 1905, cominciato nella fabbrica Putilov e che fu «come il lampo preannunciatore della burrasca alla vigilia della grande tempesta»(1) ebbe «un inizio puramente spontaneo»(2). Questa prima fase rivoluzionaria, sbocciata all insegna dello spontaneismo, avrebbe dovuto e potuto costituire, dodici anni dopo, attraverso la creazione altrettanto spontanea di organismi autenticamente operai, il trampolino di lancio di una seconda più matura e più valida rivoluzione sociale.
La Russia del 1905, non potendo contare su un movimento sindacale inesistente, riuscì però a creare dal basso, in occasione degli scioperi nelle fabbriche, un organismo di tipo nuovo — il soviet — con lo scopo iniziale di alleviare «le temibili privazioni» degli operai «in conseguenza dello sciopero» e, soprattutto, con lo scopo di «seguire attentamente il corso degli avvenimenti, servire di legame fra tutti gli operai, informarli sulla situazione, e, in caso di bisogno, raccogliere attorno a sé le forze operaie rivoluzionarie». 
Brulotti

Il valor gli anni non attende

 

Mercoledì 19 dicembre 2018, alle 20.40 circa, viene dato alle fiamme il commissariato centrale di polizia del quartiere di Saint-Gilles, a Bruxelles. Sebbene a detta dei giornalsbirri locali «i pompieri sono arrivati velocemente sul posto» dopo che è suonato l'allarme, le fiamme sono comunque riuscite a danneggiare la facciata del pollaio ed il fumo ha invaso l'edificio.
«Gli agenti di polizia presenti nel commissariato sono riusciti ad evacuare in tempo», aggiungono con un sospiro di sollievo i portavoce del potere.
Dopo aver analizzato i filmati di videosorveglianza, gli investigatori hanno infine arrestato «un sospettato».
Miraggi

Bernard Vital

Georges Eekhoud
 
Come Jean Genet, nato orfano e cresciuto in una famiglia benestante, nutrì per tutta la vita un odio viscerale verso la società borghese che, fra le altre sue nefandezze, reprimeva anche la libertà in amore. Ma lo scrittore fiammingo Georges Eekhoud (1854-1927) non fu solo l’autore di uno dei primi romanzi esplicitamente omosessuali della storia della letteratura (quell’Escal-Vigor che lo fece finire alla sbarra del tribunale nel 1900, pochi anni dopo la condanna di Oscar Wilde), era anche antipatriottico, antimilitarista, anticapitalista e legato al movimento anarchico. L’intera sua opera è un canto al mondo dei marginali e dei paria, dei banditi e degli eretici, dei perversi e degli empi — a chi è condannato al patibolo dalla legge del Partito dell’Ordine. Il racconto che segue è tratto dalla seconda parte del suo Cycle Patibulaire, pubblicata nel 1895, nel fosco fin del secolo morente…
Brulotti

I precursori dell’anarchismo

Emile Armand
Non è certamente facile sapere esattamente — e d’altronde quali documenti potrebbero informarcene? — quando abbia avuto inizio l’autorità governativa o statale. Non poche sono state le spiegazioni forniteci sulla fondazione e l'affermazione dell’autorità. Dobbiamo credere che i gruppi di uomini, divenendo sempre più numerosi, siano stati costretti ad affidare l'amministrazione dei loro affari e la soluzione delle loro contese ai più intelligenti o ai più temuti — gli stregoni o i preti? O che i raggruppamenti primitivi, mostrandosi in generale sempre più ostili gli uni agli altri, siano stati obbligati a concentrare la difesa del luogo e delle cose nelle mani dei guerrieri — o delle guerriere — più coraggiosi o più abili? Comunque sia, tutto tende a dimostrare che l'autorità sia pre-esistita alla proprietà individuale. È evidente che l'autorità si affermò allorquando i beni, le cose e, in certi casi, i ragazzi e le donne, già erano proprietà dell’organizzazione sociale. 
Fuoriporta

Afferrare l'occasione

 

Più di centomila persone arrabbiate che occupano da quasi quattro settimane rotatorie e caselli autostradali, che cercano di bloccare e rallentare il funzionamento delle piattaforme logistiche di supermercati, depositi petroliferi o anche di fabbriche, che si riuniscono ogni sabato nelle città di medie dimensioni come nelle metropoli per assaltare prefetture e municipi, o semplicemente per distruggere e saccheggiare ciò che li circonda; ecco che l'autunno dà vita inaspettatamente all’ennesimo movimento sociale. Di che far accorrere tutti coloro a cui piace l'odore delle mandrie, per tentare di cavalcarle o semplicemente per essere là dove accade seguendo il vento dei lacrimogeni. Come durante il movimento sindacale contro la Loi Travail del 2016 (marzo-settembre) e le sue conseguenze contro le ordinanze nel 2017 (settembre-novembre), o quello contro la riforma della SNCF quest'anno (aprile-giugno). Solo che questa volta non è andata così.
Brulotti

Delatio commune est?

Fëdor Dostoevskij
 
Approva lo spionaggio. Ogni membro della società vigila l'altro ed è obbligato alla delazione. Ognuno appartiene a tutti e tutti appartengono a ognuno. Tutti sono schiavi e nella schiavitù sono uguali. Nei casi estremi, c'è la calunnia e l'omicidio, ma l'essenziale è l'uguaglianza. Come prima cosa si abbassa il livello delle scienze e degli ingegni. Si può raggiungere un alto livello delle scienze e degli ingegni solo con doti superiori, e non ci devono essere doti superiori! Gli uomini di doti superiori si sono sempre impadroniti del potere e sono stati dei despoti. Gli uomini di doti superiori non possono non essere despoti e hanno sempre fatto più male che bene, perciò vengono scacciati e giustiziati. A Cicerone si taglia la lingua, a Copernico si cavano gli occhi, Shakespeare viene lapidato, ecco lo šigalëvismo! Gli schiavi devono essere uguali: senza dispotismo non c'è ancora stata né libertà né uguaglianza, ma nel gregge deve esserci uguaglianza, questo è lo šigalëvismo! Ah, ah, ah, vi sembra strano? Io sono per lo šigalëvismo!
Contropelo

Di che colore è la tua Mesa?

 

Svanito nel nulla il fantasma collettivo di classe che per un secolo e mezzo si è aggirato per l'Europa (il proletariato), a fare da protagonista delle narrazioni ideologiche odierne è rimasto quello collettivo di nazione: il Popolo. Un Popolo che — come sostenuto da tutte le parti, nessuna esclusa — si sente sempre più oppresso ed umiliato, perennemente sull'orlo di una crisi di nervi. I suoi amici più reazionari si agitano perché lo vedono angariato nel suo lavoro dalle tasse, impedito nel suo benessere dal costo della vita, rovinato nella sua identità dagli immigrati, minacciato nella sua sicurezza dalla criminalità, ostacolato nella sua carriera dalla burocrazia. I suoi amici meno reazionari si agitano perché lo vedono privato del suo lavoro dalle logiche di mercato, impedito nel suo benessere dal costo della vita, colpito nella sua sensibilità dal razzismo, minacciato nel suo ambiente dalle grandi opere, ostacolato nella sua quotidianità dalla burocrazia.
Brulotti

«bisogna pur sapere quando finiscono le parole»

(lettera di Carl Einstein a Pablo Picasso)
 

Mio caro amico,

     se finora non vi ho scritto, non è perché non pensassi a voi. no. ma nei primi anni del mio soggiorno in Spagna avevo troppo da fare. adesso, da militare in pensione, dispongo del mio tempo anche troppo. è dura vedere i compagni battersi e leggere i giornali che parlano di queste battaglie. monta la vergogna. ma insomma. ho ancora un lavoro da compiere e poi si vedrà.

Combatteremo Franco. chiunque abbia prestato servizio al fronte lo sa e lo sente. noi abbiamo cominciato senza niente. e gli operai spagnoli hanno fornito le armi col loro lavoro. non c'erano quadri ed ecco un’armata ben ordinata e fortemente inquadrata. lo sforzo che i vostri compatrioti hanno compiuto è insuperabile. che popolo magnifico. quanto li amo. non è lirismo. capite, ho vissuto a lungo fianco a fianco con queste persone e abbiamo passato insieme dei momenti tesi, decisivi e difficili. tutto ciò lega ai compagni.
Brulotti

L'immacolata concezione del cittadinismo

 

L'8 dicembre è una data particolare per molte persone, in tutto il mondo. È al tempo stesso una delle principali festività cattoliche ed un'importante scadenza attivista. Per una straordinaria quanto significativa coincidenza, fedeli del messianesimo sacro e fedeli del messianesimo profano celebrano infatti entrambi questa ricorrenza.

L'8 dicembre 1854 papa Pio IX emanò la bolla Ineffabilis Deus, con cui proclamava il dogma dell'Immacolata Concezione. A differenza di ciò che molti credono, questo dogma non si riferisce al concepimento di Gesù, bensì a quello di sua madre Maria.

All'epoca questa narrazione non faceva ridere, tutt'altro, venendo interpretata e accettata come Rivelazione. Non la si metteva in discussione, non veniva passata al setaccio della critica. Un dogma è un dogma.

Brulotti

Non è roba nostra

Max Sartin [Raffaele Schiavina]
 
Noi abbiamo una esperienza che i nostri figli non avranno che per sentito dire. Dovremmo farne tesoro.
L'esperienza dei partiti e delle organizzazioni colossali, svaniti per così dire in una notte di tempesta e rimasti esclusivamente nella coscienza e nelle convinzioni di pochi individui, quelli che veramente avevano una coscienza e delle convinzioni.
Contropelo

Sul sessismo inclusivo

Annick Stevens
 
Si diffonde sempre più l'idea secondo cui, per lottare contro il sessismo e il dominio maschile, occorra introdurre ovunque la scrittura inclusiva, ovvero scrivere nomi ed aggettivi al plurale coi segni grammaticali congiunti maschili e femminili. Vorrei che si riflettesse senza pregiudizi sulla fondatezza di questa pratica e dei suoi effetti.

A prima vista sembra ovvio che menzionando sistematicamente i due generi grammaticali si evita di escludere o discriminare uno dei due sessi. Tuttavia, rispetto alla pratica ereditata che consiste nel designare con un solo termine al plurale tutte le persone a cui si fa riferimento, la scrittura inclusiva introduce una dicotomia persino nei gruppi misti in cui la differenza sessuale non è rilevante. Considerata da questo punto di vista, è la pratica ereditata ad essere inclusiva e la contrapposizione binaria a risultare esclusiva.

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