Intempestivi

Cercare la polveriera

«Non vi dice l'esperienza vissuta che dove lo schiavo s'adagia e si rassegna al giogo,
non hanno più freno la tracotanza e l'avidità del padrone?»

 

Da quanto tempo sta andando avanti? Ne abbiamo quasi perso memoria, sommersa com'è dalla nausea ed il disgusto.
Hanno provocato, indirettamente o direttamente, una pandemia. Ne hanno aggravato la letalità, con misure politico-sanitarie del tutto insensate. Hanno lasciato morire privi dell'affetto dei loro cari chi ne veniva colpito e stremato. Hanno vietato le autopsie che avrebbero potuto contribuire a chiarire la realtà. Hanno mentito su cause ed effetti di quanto stava accadendo. Hanno intenzionalmente seminato a piene mani la paura e il terrore allo scopo di paralizzarci. Ci hanno costretto a stare chiusi in casa. Ci hanno messo un bavaglio sulla bocca, impedendoci di respirare e di parlare.

Brulotti

Della stupidità

Dietrich Bonhoeffer
 

Se l’opera teologica del pastore luterano tedesco Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) ci lascia del tutto indifferenti, viceversa riteniamo valga la pena ricordare la sua partecipazione alla congiura per assassinare Hitler (nota come il putsch del 20 luglio 1944). Arrestato, processato e condannato a morte, poco prima di venire impiccato Bonhoeffer mise nero su bianco le sue riflessioni sulla necessità per ogni potere di diffondere la stupidità, sulla facilità con cui gli esseri umani diventano stupidi, nonché sulla pericolosità insita nel tentativo di con-vincerli. E su come davanti alla stupidità organizzata ogni parola diventi inutile. Perché solo un atto esterno di liberazione può infrangerla.

Brulotti

La vera divisione

Sebbene non fosse certo un nemico di ogni autorità, George Orwell aveva colto nel segno quando pose così i termini della questione: «la vera divisione non è fra conservatori e rivoluzionari, ma fra autoritari e libertari». Ma chi è disposto ad ammettere, a riconoscere tale divisione? Di fronte alla dilagante potenza dell'ideologia, quella che attraverso un martellamento quotidiano frastornante dalla nascita alla morte inculca in tutti noi la certezza che solo l'autorità sia al tempo stesso fonte e garanzia di libertà, quanti hanno il coraggio di affrontare la solitudine che comporta non il semplice ricordare, ma vivere un simile pensiero? Non è facile, non è comodo, non è rassicurante, non è popolare. Detto su un altro registro — non è funzionale, non è producente, non è efficace, non è conveniente.

Contropelo

Propaganda: Conoscenza o Divertimento?

Bernard Charbonneau
 
L’informazione, se ha qualche rapporto con la conoscenza, contrariamente all’idea ricevuta, non va da sé, è un atto di libertà realizzata all’opposto di ogni facilità, delle angosce e dei pregiudizi utili a difenderci. E invece ogni mattina l’informazione mediatica ci aiuta ad iniziare la giornata con l’annuncio di un sisma in Paraguay, mentre imburriamo le nostre tartine e buttiamo un occhio su un’immagine ben presto cancellata. Siamo in attesa di un avvenimento sensazionale che ci distragga dal grigiore quotidiano. Allora, invece di informarci, l’informazione occlude nei crani il minimo pertugio da cui possa passare un po’ di silenzio e di aria. Invece di accrescere la nostra conoscenza della condizione umana, non ha forse la funzione di disinformarci, aiutandoci a dimenticare il nostro personale destino, facendoci diventare atomi indifferenziati di un qualche Leviatano sociale?
Brulotti

Le fate non saranno mai elettriche!

Fin dall'infanzia siamo presi in ostaggio dal mondo moderno, che ci vanta i pregi della sicurezza facendoci dimenticare, grazie ad una serie di promesse via via non mantenute, la rilevante dose di asservimento che ci tocca accettare in cambio del progresso.
Mentre gli orizzonti che si stagliano davanti all’avanzata della civiltà si fanno sempre più cupi — con la devastazione degli spazi selvaggi, il crescente addomesticamento della vita, l’artificializzazione degli esseri — il mondo continua la sua corsa sfrenata, sempre più dipendente dalle infrastrutture energetiche e dai prodotti che queste consumano e producono: petrolio, uranio, elettricità.

Contropelo

Individuo e terrore


Leo Löwenthal


 
Secondo un'opinione ampiamente condivisa, il terrore fascista è stato solo un effimero episodio della storia moderna e per fortuna ora si trova alle nostre spalle. Non riesco a condividere tale parere. Ritengo piuttosto che il terrore sia profondamente radicato nella dinamica della civiltà moderna, in particolare nella moderna organizzazione economica. La riluttanza ad affrontare senza riserve questo fenomeno in tutte le sue implicazioni è già di per sé un sintomo subliminale del terrore. Indubbiamente per quanti vivono nel terrore è pressoché impossibile riflettere su di esso e ampliare la conoscenza dei suoi meccanismi.
Intempestivi

Green pass? Bloccare tutto

 
Astieniti da ciò che ha la testa sulle spalle, regola il passo su quello delle tempeste diceva un adagio di qualche tempo fa.
 

Oggi, mercoledì 1 settembre, è stato lanciato, in varie stazioni ferroviarie del Belpaese, un invito a bloccare i treni per criticare l’obbligo del green pass, necessario a chi vuole viaggiare su alcuni mezzi di trasporto. Cosa potrebbe accadere quando si ferma il treno della rassegnazione alla coercizione, sull’onda di «se non mi posso muovere io non si muove nessuno»?

Brulotti

Pestifera la mia vita

Per le edizioni “L'Impatience” di Marsiglia, è uscita la ristampa
aggiornata del libro/autobiografia di Claudio Lavazza
Pestifera la mia vita
 

Chi è Claudio Lavazza lo si intuisce fin dalla prima pagina di questo libro: le azioni di cui è accusato parlano chiaro. Un ribelle, anarchico, guerriero, espropriatore, che ha partecipato, insieme a tanti giovani della sua generazione, al tentativo di cambiare la società e il mondo, assumendosi tutta la responsabilità di farlo con gli strumenti che riteneva adeguati.

Brulotti

In sicurtà campare

«Siamo la ciurma anemica
d'una galera infame
su cui ratta la morte
miete per lenta fame.
Mai orizzonti limpidi
schiude la nostra aurora
e sulla tolda squallida
urla la scolta ognora...»
 

Il galeon fatale chiamato società esiste ancora, sempre più galera infame.

Brulotti

Un compagno in coma

Il nostro compagno Boris, detenuto nella prigione di Nancy-Maxeville dal settembre 2020 per l’incendio di due antenne-ripetitori nel Giura durante il confinamento, in questo momento è in coma artificiale nel reparto grandi ustionati dell’ospedale di Metz. Il fuoco si sarebbe sprigionato verso le 6,30 nella sua cella sabato 7 agosto.
La sola certezza è che la prigione è un sistema di tortura istituzionalizzata, e che lo Stato — dalla polizia alla giustizia fino alla galera — è direttamente responsabile di questa situazione.
Che la tristezza si trasformi in rabbia contro ogni autorità…
 
Alcuni amici, complici e compagne di Boris
Brulotti

Anticaglie

“Gaie follie del dolore ridente” avrebbe dovuto essere il titolo del terzo volume postumo delle opere di Renzo Novatore, la cui pubblicazione era prevista inizialmente per la fine del 1924. Se i testi che dovevano comporlo (novelle e frammenti sparsi) sono andati poi probabilmente perduti durante un sequestro della polizia di frontiera, migliore sorte ha avuto il saggio che ne avrebbe fatto da introduzione. L’autore è Erinne Vivani, amico dell’anarchico ligure nonché assiduo collaboratore dei periodici individualisti dell’epoca.
Approfittiamo dell’occasione per comunicare che finalmente l’antologia novatoriana 
Le rose, dove sono le rose? è di nuovo disponibile presso le edizioni Gratis.

Brulotti

Il piccolo suggerimento di Lagertha

 

Eretto sulla punta settentrionale dell'isola danese della Zelanda, il maestoso castello di Elsinore controlla da secoli lo stretto che porta al Mar Baltico. Se questo monumento è ancora oggi l'orgoglio degli abitanti del posto, altri non mancano di ricordare con malizia che fuori dall'isola resta famoso soprattutto per aver fatto da scenario a una famosa tragedia, di cui di solito si conserva solo il motto «c’è qualcosa di marcio in Danimarca».

Brulotti

Scovare il nemico

Nella Chicago del 1948 la vita non doveva essere facile per la sua famiglia, e ancor meno per lei. Il suo nome era Suvaki Yamaguchi ed era nata su un'isola del Giappone alla fine degli anni 30. Nelle sue vene scorreva sangue di mille colori, tutti sbagliati nel paese a stelle e strisce. Il padre era giapponese, ma di discendenza filippina. La madre era nativa americana, Cheyenne, e fra i suoi avi c'erano americani scozzesi-irlandesi. La piccola Suvaki era quindi la perfetta incarnazione del meticciato, con tutto ciò che ne consegue. Verso la fine della seconda guerra mondiale la sua famiglia venne rinchiusa per un periodo nel campo di concentramento Manzanar, in California, ai piedi della Sierra Nevada. Se questo era il destino degli americani rei di non essere bianchi e di provenire dalla terra del sol levante, figurarsi quello riservato a loro!

Brulotti

Poche mele marce

Dopo la ribellione per la morte di George Floyd avvenuta la scorsa estate, è diventata pratica comune dipingere tutti gli agenti di polizia negli Stati Uniti con un’unica pennellata di colore. L'americano medio era solito credere che la maggior parte dei poliziotti stesse facendo solo il proprio lavoro, mentre i mass media si concentravano su poche mele marce che non rappresentano la stragrande maggioranza degli agenti di polizia. Questa visione è ormai diventata obsoleta – ma penso che occorra riportarla in auge. Certo, esistono poliziotti che sono razzisti, sessisti, omofobi, violenti e corrotti. Ma non tutti i poliziotti sono così. Alcuni poliziotti sono intelligenti e sofisticati. Studiano le discipline umanistiche e tentano di capire le cause strutturali dei problemi sociali incontrati sul campo. Questi poliziotti cercano di costruire rapporti di fiducia con le comunità che sorvegliano e dove vanno a lavorare ogni giorno, combattendo per migliorare la percezione pubblica nei confronti della polizia.

Intempestivi

Tempi e memoria

C'era da aspettarselo che, in occasione del ventennale delle bollenti giornate genovesi del luglio 2001, da più parti si sarebbero organizzate una miriade di ricorrenze. Per ricordare, per testimoniare, per non dimenticare. Più difficile immaginare che i più rapidi in tal senso sarebbero stati proprio loro, gli aguzzini di Stato. Non hanno nemmeno atteso l'arrivo del 2021 per celebrare la mattanza avvenuta in quella lontana estate nel carcere di Bolzaneto, avendola già rievocata il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, quando oltre un centinaio di agenti della polizia penitenziaria hanno massacrato per ore i detenuti che protestavano. Se venti anni fa i secondini infoiati urlavano «qui non avete diritti!», oggi i loro colleghi gridavano «lo Stato siamo noi!». Il concetto, come si nota, è rimasto invariato.
E se, preso lo slancio, si facesse un altro balzo indietro di vent'anni?

Brulotti

Politica dei grandi numeri

Fin dal suo inizio, la gestione dell'epidemia di Covid-19 da parte del potere è stata logicamente segnata alle nostre latitudini da una predominanza degli imperativi economici e da una preservazione dell'ordine sociale, cosa che oggi nemmeno la ragione medica di Stato tanto invocata riesce più a celare.
Ma ciò che colpisce è che le infinite forme di auto-organizzazione che avrebbero potuto emergere dalle singolarità individuali per far fronte al virus e continuare ad agire malgrado il virus, siano state d’un tratto come paralizzate dalle sabbie mobili di raccomandazioni contraddittorie e di cifre sfibranti: tasso di mortalità e di letalità, tasso di positività, tasso di incidenza, tasso di passaggio al pronto soccorso e di posti occupati nelle terapie intensive, tasso di anticorpi persistenti, tasso di reinfezione… e via di questo passo.
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