Intempestivi

Quando una miserabile attualità urla la sua urgenza, il solo modo per rimanere fuori dal coro è quello di prenderla controtempo. Cercare in essa il lato sconveniente e inopportuno, anziché specularci sopra come avvoltoi. Per sottrarsi ad ogni convenienza e ad ogni opportunismo, per schiudere orizzonti imprevisti e infiniti. I momenti più cruciali della realtà quotidiana, visti però con gli occhi incantati dell'irrealismo.

10, 100, 1000 Nassiriya

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10, 100, 1000 Nassiriya

Una data fa da spartiacque. Dal 12 novembre 2003 la popolazione italiana si è ulteriormente spaccata in due. C’è una maggioranza che ha pianto la morte dei diciannove militari saltati in aria nell’attentato avvenuto a Nassiriya: un lutto nazionale, secondo giornalisti ed istituzioni. A morire tragicamente, in quella terra lontana, sono stati i “nostri ragazzi”. Italiani, come noi, che vivevano accanto alla nostra porta di casa, mangiavano lo stesso nostro cibo preferito, tifavano per la nostra stessa squadra del cuore. Morti, uccisi barbaramente da stranieri, dalla lingua incomprensibile, dai costumi sconosciuti, dai gusti discutibili. Le loro bare ricoperte dallo straccio tricolore, le lacrime dei loro familiari, filmate e mostrate infinite volte nel tentativo di suscitare unanime cordoglio. Eppure c’è anche — una minoranza, certo! — chi non ha pianto affatto, anzi, ha esultato alla notizia dell’attentato. E da allora continua a gioire ogniqualvolta un militare italiano viene messo nell’impossibilità di proseguire le proprie “missioni” all’estero.

La strategia della lumaca

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La strategia della lumaca

«Bisogna portare il panico alla superficie delle cose»
 
Questa mattina — dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani, e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici — la linea ferroviaria che collega Roma e Firenze è ferma, sospesa, bloccata. Cosa è successo? All’alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell’Alta Velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una «vile provocazione»? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d’amore e di rabbia? 

Chiagnere e fottere

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Chiagnere e fottere

 

Un celebre intellettuale italiano riteneva tale comportamento, quello che trova la sua più colorita espressione nel vernacolo napoletano, non solo una sorta di tratto nazionale ma anche una vera e propria strategia politica basata sull’uso strumentale del vittimismo. Ad indugiare in lamentazioni proprio quando le cose gli vanno a gonfie vele non è solo il ricco che piange miseria o il torturatore che patisce sofferenza, ma pure il potente che viene contestato con le parole e coi fatti. Quanto accaduto ieri 19 maggio, a Lecce, fatto subito rimbalzato in cronaca nazionale, fornisce in tal senso un ottimo esempio.
Nella piazza centrale del capoluogo salentino un presidio elettorale della Lega, il cui segretario (nonché vicecapo del governo, nonché ministro degli Interni) è lì atteso nelle prossime ore, ha attirato l’attenzione di qualcuno che non ama il razzismo, non ama il fascismo, non ama la politica, non ama il potere.

Diviso zero

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Diviso zero

Qualche giorno fa, in provincia di Foggia, si è verificato l'ennesimo incidente sul lavoro. Due le vittime, una delle quali deceduta. Cose che capitano, soprattutto quando si fanno mestieri pericolosi. E andare in giro a ficcare il naso nella vita altrui, a fare domande impertinenti con tono intimidatorio e minaccioso, a mettere le mani addosso a persone e cose per frugare in maniera indiscreta, talvolta al fine di privarle della loro libertà per un periodo più o meno lungo, è senza dubbio un mestiere pericoloso. Non a caso chi ha scelto di compierlo segue un addestramento specifico e va sempre in giro armato. 
Ecco perché non siamo affatto rimasti sorpresi dalla notizia dell'incidente sul lavoro in cui sono incappati due carabinieri pugliesi. Il loro aggressore, perquisito già due volte nei giorni precedenti e trovato in possesso prima di droga e poi di un coltello, aveva pure avvisato i militari della caserma («ve la farò pagare»).

L'eroe ed il criminale

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L'eroe ed il criminale

 
Il primo è un italiano, ovviamente. Il secondo è un immigrato, ovviamente. Lorenzo e Ousseynou. Un anno e mezzo fa Lorenzo ha lasciato una vita tranquilla, sicura, e ha percorso 3.700 chilometri per andare a combattere tra le file della formazione curda Ypg, in Siria. Non si è battuto solo contro i tagliagole dell'Isis, ma anche contro le truppe turche che assediavano Afrin. Evidentemente non ha trovato differenze fra l'invasione dei miliziani di al-Baghdadi e quella dei soldati di Erdogan. Tutti miravano a conquistare e dominare quei territori, terrorizzando e massacrando la popolazione là residente. Ousseynou invece è nato in Francia, ma è di origini senegalesi. Diversi anni fa è venuto a vivere in Italia, a Crema, dove lavorava come autista di autobus.

Meglio Pippi

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Meglio Pippi

Oggi in tutto il mondo si sono tenute manifestazioni di protesta contro il cambiamento climatico. È il venerdì per il futuro, l’idea ispirata da Greta (o da chi per lei) di uno sciopero globale a favore del clima. Ma qual è la causa principale del cambiamento climatico? L’attività industriale destinata alla produzione di merci e servizi. E chi compie, sostiene e finanzia questa attività? Piccole e grandi imprese, con il sostegno diretto dello Stato. È questa la ragione per cui tutti questi attivisti ambientalisti chiedono a burocrati e funzionari di promuovere leggi ed iniziative in grado di permettere lo sviluppo di un capitalismo verde e sostenibile? Perché, essendo loro i responsabili del cambiamento climatico in corso, spetta a loro risolvere i danni che stanno causando? Non è una richiesta più che logica, è una pretesa del tutto idiota. Chiedere allo Stato ed alla grande industria di abbassare drasticamente le emissioni di anidride carbonica è come chiedere ad uno squalo di ridurre drasticamente la sua ricerca di cibo.

Parva favilla...

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Parva favilla...

A chi è toccato questa volta? Avendo già raso al suolo le baracche dei rom («nicht lebenswert», secondo il lessico nazista, esseri che non meritano di vivere dato che non votano, non lavorano, non pagano le tasse), avendo già chiuso le frontiere agli stranieri poveri (quelli che sbarcano dai gommoni con le tasche vuote, che l'invasione di chi arriva in yacht col portafoglio gonfio è benedetta), avendo già sbattuto in galera un latitante sfuggito per decenni alla giustizia italiana ed aver annunciato pari trattamento per altri suoi simili (ex-estremisti di sinistra militanti della lotta armata contro lo Stato, mica gli ex-piloti della Nato in volo sopra Cermis o gli ex-amministratori delegati alla ThyssenKrupp di Torino), ha trovato una nuova preda da ostentare agli infoiati di legalità.
Giovedì 7 febbraio, poche ore prima che il governo francese richiamasse il proprio ambasciatore a Roma (fatto accaduto in passato solo dopo l'ascesa di Mussolini), le forze dell'ordine hanno fatto irruzione in uno spazio occupato anarchico di Torino, l'Asilo, con lo scopo di sgomberarlo ed effettuare alcuni arresti fra chi è sospettato di battersi con troppa veemenza contro le politiche razziste istituzionali.

Buon appetito, leghisti!

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Buon appetito, leghisti!

 

Il passato bussa alle porte del presente. Il più delle volte ha il ghigno del totalitarismo, in qualche raro caso il sorriso della rivolta. Un secolo fa, nel febbraio del 1916 a Chicago, il cuoco Jean Crones (falso nome dietro cui si nascondeva l'anarchico italiano Nestor Dondoglio) avvelenò con l'arsenico la zuppa cucinata per un esclusivo banchetto riservato ai notabili e alla classe dirigente dell'Illinois. Oltre un centinaio di illustri invitati agonizzarono per ore, salvati solo da un caso fortuito (a causa dell'aumentato numero dei commensali, la zuppa era stata allungata dagli addetti della cucina poco prima di essere servita, facendo diminuire l'efficacia del veleno). Come rivelò egli stesso nelle sue successive lettere inviate alla stampa, il cuoco sovversivo aveva colto al volo l'occasione di fare piazza pulita dei parassiti che infestano l'umanità.

Morte per morte

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Morte per morte

La mattina del 4 agosto 1878 Sergej Kravčinskij — l'anarchico russo che un anno prima era stato arrestato per la sua partecipazione alla banda del Matese — accoltella all'addome il generale Nikolaj Mezencov, capo della Terza Sezione (la polizia politica), mentre questi sta passeggiando per le strade di Pietroburgo in compagnia del tenente colonnello Makarov. Mezencov morirà poche ore dopo, mentre il suo attentatore riesce a fuggire e a mettersi in salvo. 
Vi sembra una storia del lontano passato? Non lo è.
La mattina del 31 ottobre 2018 Mikhail Zhlobitsky, un anarchico di diciassette anni, si è fatto saltare in aria nell’atrio dell’edificio che ospita la sede del FSB, i servizi segreti russi. È accaduto ad Arkhangelsk, città all'interno del Circolo Polare Artico, a circa 1200 chilometri a nord di Mosca.

Nessuna richiesta, nessun dovere

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Nessuna richiesta, nessun dovere

 

Ci sono rimasti male, proprio male. Il governo non ha accolto le ragioni degli oppositori come si deve al Tap, il mega-gasdotto che dovrà far passare anche in Italia il gas azero. Il Tap si può e si deve fare, magari non perché quel gas sia effettivamente indispensabile, ma di sicuro perché l'Italia non può permettersi di pagare le penali previste in caso di non adempimento di certi obblighi contrattuali. Non è una motivazione fantastica? Sì, il progetto è inutile e nocivo, ma dato che fare la cosa sbagliata è più economico che fare la cosa giusta, tanto vale continuare a fare la cosa sbagliata fino in fondo! Ragionamento politico-contabil-burocratico per altro già usato per il Tav e che ha già scatenato i contro politici-contabili-burocrati di movimento, i quali calcolatrice alla mano e comma in bocca accatastano precisazioni su precisazioni...
Ma oggi in Salento non è ancora il giorno di fare i conti. Oggi è il giorno della delusione e della rabbia.

Non svegliar lo schiavo...

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Non svegliar lo schiavo che dorme

«Mi piace chi ha idee diverse dalle mie ma le esprime rispettosamente, chi invece muove le mani prende a calci e tira bombe non è un anarchico è un cretino, un delinquente che deve passare qualche giorno in galera soprattutto perché ha disturbato la gente di Ala che doveva dormire tranquilla»
Matteo Salvini, 14 ottobre 2018
 
È questo l'ultimo rutto del Bullo degli Interni, lanciato per digerire l'esplosione avvenuta un paio di notti fa ad Ala, nel Trentino, ai danni della locale sede della Lega. Atteso l’indomani proprio in quel paesino per un comizio elettorale, il leader del Carroccio non ha apprezzato il rumoroso benvenuto. Dalle sue parole pare di capire quali siano i due bocconi che proprio non gli sono andati giù.
Il primo è la sfacciataggine di chi lo ha aspettato per contendergli sotto il naso l'uso della forza. Infatti, per le questioni interne, il compito di esercitare il monopolio della violenza — prerogativa e fondamento dello Stato — è affidato proprio all'inquilino del Viminale.

La legge è legge!

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La legge è legge!

«Che si tratti di dare esecuzione ad un ordine di ripristino dei segni di confine tra mondi miserrimi, o di assicurare alla giustizia il più spietato boss d'una cosca sanguinaria, la discrezionalità amministrativa cessa: altrimenti, per dirla con Blaise Pascal, “non rendendo forte la Giustizia, si finirebbe per rendere giusta la Forza”».
 
Così si è espressa la Cassazione nella sua sentenza n. 24198, emessa il 4/10/2018, stigmatizzando l'inerzia del Ministero degli Interni nell'attuare gli sgomberi di decine di alloggi occupati a Firenze verso la metà degli anni 90 dal “Movimento di lotta per la casa”. All'epoca la Procura di Firenze accolse le denunce dei proprietari di quegli immobili e diede subito ordine di sgombero, ma questo venne eseguito solo dopo anni. Un ritardo dovuto a motivi di «ordine pubblico», ovvero al timore che simili provvedimenti scatenassero la rabbia di chi non aveva un tetto sulla testa.

Semplicità

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Semplicità

 
Lei c'era alla manifestazione contro gli stranieri che si è tenuta pochi giorni fa a Chemnitz, in Germania. Il giornale che l'ha intervistata le ha assegnato un nome fittizio, Silvia Fascher. Non è un'estremista di destra e ci tiene a chiarirlo. Ha 64 anni e lavora in una ditta di pompe funebri. L'altro giorno è scesa in piazza con il figlio, assistente di anziani. Domenica 27 erano in 800, il giorno dopo in 2000. Accanto ai filonazisti, assieme ai filonazisti, anche lei sbraitava contro pochi ragazzi siriani. È la pancia, la pancia che urla, direbbe qualcuno; «non voglio che arrivino altri stranieri. Quando li guardo, mi domando perché le mie tasse vengano usate per loro. Vogliono solo diventare calciatori professionisti o cambiavalute, ma se devono lavorare un po' sodo si lamentano di avere il mal di schiena!».
Sebbene li consideri dei parassiti scansafatiche aspiranti emuli di Cristiano Ronaldo, Silvia Fascher dichiara di essere consapevole dei tragici motivi che spingono gli immigrati a lasciare il proprio paese. Ma non capisce perché la loro situazione dovrebbe essere più importante di quella dei milioni di tedeschi che vivono sotto la soglia di povertà. Ecco perché si dice furibonda contro il governo, che «non fa niente». Tra un anno lei andrà in pensione, ma non prenderà nulla, una miseria. 

Collegamenti

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Collegamenti

Un camion di una catena di supermercati fermo a pochi centimetri dal baratro — la voragine provocata dal crollo del ponte Morandi di Genova — col motore ancora acceso e i tergicristalli in funzione. Tutt'attorno, il panico, le urla, la morte, la desolazione. 
Non è solo l’immagine simbolo della tragedia appena avvenuta nel capoluogo ligure, in un certo senso è l’immagine simbolo di questa civiltà. Una civiltà fondata sul denaro e sulla sua circolazione. Tutt'attorno, il panico, le urla, la morte, la desolazione.
Tutto è collegato. Esseri umani che devono correre su e giù per procurarsi quel denaro necessario a procurarsi merci che devono essere trasportate su e giù. Esseri umani che non sono più nulla oltre un nome, ogni grandezza d’animo è bandita in loro e vengono sollecitati soltanto a possedere carte di credito e ad acquistare beni di consumo. Dall’altra parte, merci che non valgono nulla oltre un prezzo, ogni qualità è bandita in esse e vengono prodotte soltanto per ricavare un profitto e soddisfare bisogni spesso indotti. 

E tanto basta

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E tanto basta

 

Lo scorso 17 luglio, a Roma, una bambina rom di un anno è stata colpita alla schiena da un proiettile di carabina ad aria compressa, mentre si trovava in braccio alla madre. Probabilmente rimarrà paralizzata. Ma è una zingara, e tanto basta. Lo scorso 26 luglio, nei pressi di Palermo, un senegalese è stato aggredito, insultato e picchiato dai clienti del ristorante dove lavora come cameriere. Ma è un negro, e tanto basta. Più o meno nelle stesse ore, nei pressi di Vicenza, un operaio capoverdiano è stato colpito da un proiettile di carabina ad aria compressa mentre si trovava al lavoro. Ma anche lui è un negro, e tanto basta.

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