Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Lontano dagli occhi...

Brulotti

Lontano dagli occhi, vicino al cuore

Nella notte fra domenica 3 e lunedì 4 novembre è capitato qualcosa ad una linea elettrica d'alta tensione di La Spezia. Un trasformatore, in cui arrivava corrente a 130000 volt, è andato in tilt provocando un black-out che è durato molto più del previsto. Il trasformatore infatti è risultato talmente danneggiato da dover essere sostituito, e si sa come vanno queste cose: bisogna fare arrivare un altro trasformatore, allacciarlo, testarlo… Un vero danno per chi produce in quell’area, rimasto a secco di energia. Ad esempio,180 operai della Termomeccanica sono stati costretti per un paio di giorni a non poter fare il loro onesto lavoro: costruire pompe e compressori. Anche peggio è andata ai 960 lavoratori della ex Oto-Melara (oggi Leonardo), i quali sono stati costretti per ben tre giorni a non poter prestare la propria opera per fabbricare i prodotti che hanno reso celebre la “loro” azienda in tutto il mondo: cannoni, carri armati e altre macchine di morte.

Contro la guerra, contro la pace...

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Contro la guerra, contro la pace...

Istituita un secolo fa, nel 1919, la commemorazione del 4 novembre nasce per celebrare il giorno in cui entrò in vigore l’armistizio di Villa Giusti che sancì la resa dell’Impero austro-ungarico nel 1918. Non a caso nel 1921 venne scelto proprio il 4 novembre per seppellire all’Altare della Patria, a Roma, le spoglie del soldato italiano caduto durante la prima guerra mondiale e mai identificato — il Milite Ignoto.

Ma il 4 novembre è anche la data della scomparsa dell’anarchico Luigi Galleani, morto nel 1931, che durante il Grande Massacro lanciò la parola di disordine contro la guerra, contro la pace, per la rivoluzione! dalle pagine del periodico di cui era redattore. Riproponiamo qui un articolo tratto da quel numero speciale di Cronaca Sovversiva, interamente dedicato alla guerra, di cui alleghiamo le riproduzioni di tutte le pagine.

 

Interruzioni

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Interruzioni

Quando interviene il silenzio sembra che tutto sia giustificabile. Le parole – per di più quelle sovversive – scompaiono. Diventano oggetti interscambiabili che avviluppano la quotidianità. Ma l'ennesimo sforzo di dare vita alle parole non ha tempo né spazio. Battibeccando con il fato, solo i tentativi possono trasformare il mondo. Nell'orrore di quanto ci circonda, la ripresa ostile contro questo mondo dell'energia – ciò che accende ininterrottamente l'autorità e le sue ramificazioni – apre talvolta un breccia diversa nelle tenebre. Andare oltre, pensare la profondità per trovare forze nascoste, è un buon esercizio per non perdersi nella forsennata contesa muscolare con il potere.
Se il mondo è un deserto senza significato, tacere è sempre una sostituzione ardua del dire: ciò che è illuminato non chiarifica come potrebbe farlo un fuoco intelligibile.
Al di fuori della noiosa quotidianità non c'è niente, ma ad un certo momento essa si arresta, si blocca, di colpo, anche per poco e senza preavviso. Un salto nel buio.

La lingua non mente

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La lingua non mente

Victor Klemperer
 
Oggi si parla molto di estirpare la mentalità del fascismo e si fa anche molto per questo fine. Si condannano i criminali di guerra, i «piccoli Pgs*» (lingua del «Quarto Reich»!) vengono licenziati, i libri nazionalisti tolti dalla circolazione, si cambia nome alle piazze Hitler e alle vie Göring, si abbattono le querce di Hitler. Ma la lingua del Terzo Reich sembra voler sopravvivere in parecchie espressioni caratteristiche, penetrate così a fondo col loro potere corrosivo da apparire come un duraturo possesso della lingua tedesca. Per esempio, quante volte nel maggio del 1945, in discorsi alla radio, in manifestazioni appassionatamente antifasciste ho sentito parlare di qualità «caratteriali» (charakterlich) o della natura «combattiva» della democrazia! Sono espressioni che vengono dal cuore — il Terzo Reich avrebbe detto «dall’essenza» — della LTI. È per pedanteria che me ne sento urtato, per quel tanto di pedantesco che si annida in ogni filologo? 
Risponderò alla domanda con un’altra domanda. 
Qual era il mezzo di propaganda più efficace del sistema hitleriano?

Far saltare lo scacchiere

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Far saltare lo scacchiere

 

Il terribile rombo che annuncia l'avvicinarsi degli aerei da combattimento; il lungo sibilo dei missili prima della loro esplosione; il crepitio incessante delle mitragliatrici montate sulle jeep; i muri delle case che crollano in un respiro; le fiamme che divorano tutto; le colonne di fumo nero che oscurano il cielo. Ecco la guerra appena scatenata dal presidente turco Erdogan sui villaggi e le città della Siria settentrionale, territori sotto il controllo delle milizie YPG (Unità di Protezione del Popolo), braccio armato del Partito dell'Unione Democratica, e delle altre componenti delle FDS (Forze Democratiche Siriane). Più che una guerra di conquista, una guerra di sterminio delle popolazioni curde e dei loro vicini alleati. A livello strategico, Erdogan non nasconde di preferire vedere una Siria in fiamme, con la sua accozzaglia di macellai jihadisti e governativi, piuttosto che una qualsiasi stabilità in grado di portare alla costituzione di un proto-Stato curdo ai confini con la Turchia.

Occupiamo il Firmamento

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Occupiamo il Firmamento

Nell’universo libero, ogni essere umano è una stella indipendente, con una propria rotta. Nell’universo servile, ogni essere umano è nel migliore dei casi un pianeta e nel peggiore un satellite: di per sé spento, illuminato soltanto da un riflesso altrui, costretto in eterno a percorrere la stessa orbita attorno ad un centro (chiamato di volta in volta Stato o nazione, organizzazione o partito, legge o morale, fede o ideologia, ricchezza o carriera).
Ecco perché chi vuole muoversi senza interferenze ha bisogno non solo di allontanarsi il più possibile da ogni percorso prestabilito, ma anche di prendersi un proprio spazio.
Uno spazio, come quello appena occupato nel centro di Lecce, in cui partire da se stessi, dai propri desideri, progetti, con le proprie tensioni e peculiarità, da soli o in compagnia. Senza un programma da realizzare, senza capi né gregari, per disertare, rifiutare, contrastare, distruggere, costruire...

Fuoco alla nazione start-up

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Fuoco alla nazione start-up

Martedì 8 ottobre 2019 a Villeurbanne, un incubatore di start-up è bruciato verso le 7 del mattino, ricoprendo la zona di Lione con un bel pennacchio di fumo. Il fuoco sarebbe partito dall’immondizia per poi propagarsi al Bel Air Camp, un ex magazzino Alstom dove funzionavano «una cinquantina di start-up e di piccole e medie imprese, con circa 350 dipendenti, che stanno lavorando all’ “industria di domani”» (robotica, realtà aumentata, commercio elettronico, design…).
Più precisamente, 58 start-up erano installate nella parte orientale della città in 10.000 m2 di locali, 7000 dei quali sono finiti in cenere. Nessuna di queste società era classificata Seveso.
«Tutti i nostri prototipi sono andati in fumo. Eravamo in una fase di preindustrializzazione. Oggi non ci è rimasto granché: né ufficio, né computer, né mezzi di comunicazione, né documenti»

Il più ladro dei due

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Il più ladro dei due

Albert Libertad
 
Ogni giorno, ogni ora, non ha requie né tregua; la battaglia della vita. Battaglia orribile quanto mai, dove i cadaveri si accumulano, dove i feriti sono a milioni. Battaglia della Vita per la vita. Battaglia contro gli elementi, battaglia contro se stessi. Battaglia contro altri esseri umani. Battaglia di coloro che arrivano contro coloro che sono. Battaglia di chi possiede contro chi non possiede. Battaglia dell’avvenire contro il passato, della sapienza contro l'ignoranza.

In questo momento, ad Amiens, essa sembra assumere una forma più aspra che la rende più sensibile a tutti.

Due bande di individui si stanno affrontando. L’una sembra aver vinto. Ora non combatte più, giudica. Ha nominato dei delegati mettendosi in uniforme e decorandosi con titoli speciali, gendarmi, giudici, soldati, pubblici ministeri, giurati. Ma, senza tema di errore, tutti riconoscono gli abituali partner della lotta sociale: ladri, falsari, assassini, a seconda delle circostanze.


Ingannare le apparenze

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Ingannare le apparenze

«Con riferimento disposizioni vigenti che vietano pubblicazione atti istruttori richiamo attenzione SS.LL. su grave sconcio che si verifica quotidianamente ad opera dei giornali mediante riproduzione fotografie di delinquenti arrestati sotto imputazioni gravi reati [...] che sono così elevati agli onori della più biasimevole pubblicità».
 Luigi Federzoni, Ministro degli Interni,
telegramma n. 17916 ai prefetti del 31 luglio 1925 
 
È tristemente noto l'uso della censura durante il fascismo. Una volta eliminate le voci d'opposizione, il regime aveva assegnato allo strumento della propaganda un compito pressoché esclusivo, favorendo la progressiva fascistizzazione del paese. All’interno del Paese non bisognava più schiacciare il nemico ostile presente, ma crearvi, anzi, produrvi l’amico fedele. Si trattava di imporre ovunque una percezione sociale della realtà corrispondente agli interessi e alla ragione di Stato, in modo da riscuotere un consenso praticamente automatico ed unanime. 

Nel disordine dei sogni

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Nel disordine dei sogni

 
Ce lo hanno detto e ripetuto fino allo stordimento, tutti lo sanno — «In principio era il Verbo». Può anche darsi, certo. Ma il calendario corrente segna inequivocabilmente il 2019, per cui è inutile prendersi in giro. Alla fine è l’Immagine. 
È da parecchio tempo che il Logos ha fatto fagotto, nessuno vuole più entrare nella sua tenda ed accomodarsi in posizione circolare (ovvero equidistante rispetto al centro, simbolica garanzia di parità). A chi volete che interessi la sua parola, il suo significato, la sua potenza, il suo atto, da comprendere e... ripetere in coro? No, perché con la parola gli esseri umani sono ai primi passi della loro avventura e rimarrebbero fermi se restassero immobili accanto ad essa. Chi vuole procedere oltre deve liberarsi dalla superstizione del Logos, uscire dalla sua tenda e tentare di creare il proprio mondo nella maniera più terribile che esista: incarnandolo, ognuno, individualmente. 
Suona affascinante, vero? Peccato che occorra troppo ascolto, troppa lettura, troppa memoria, troppa riflessione, troppa discussione, e poi troppa immaginazione, troppa determinazione... insomma, troppa fatica. 

Fate il vostro gioco!

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Fate il vostro gioco!

 
Fate il vostro gioco: 3, 5 o 10 metri? E se siete radicali: 50, 100, 150 metri? Il governo francese si appresta ad inserire una di queste cifre nella legge. Esse indicano la distanza da rispettare tra le abitazioni e i campi durante lo spargimento e l’irrorazione di pesticidi. La presidentessa del sindacato agricolo FNSEA, Christiane Lambert, si è affrettata a intervenire nel «dibattito pubblico» in cui alcune voci si erano levate per parlare invece della cifra maggiore di 150 metri. «La smettano di delirare!» Ha sbraitato davanti ai giornalisti, perché questo ridurrebbe la superficie agricola francese del 15%. Piuttosto che farsi coinvolgere in questo dibattito assurdo e francamente vergognoso, vediamo più da vicino cosa sono i pesticidi e cosa rappresentano nel mondo odierno.
Un pesticida è una sostanza utilizzata per combattere organismi considerati nocivi, direbbe l'enciclopedia. Tranne che la lingua può rapidamente giocare dei brutti scherzi. Perché in quasi tutte le forme di agricoltura, le piante devono essere protette da altri organismi. Esistono già piante che hanno proprietà «pesticide», se lo si vuole, che proteggono i campi e le colture dalle devastazioni di parassiti, insetti e malattie. 

In punta di piedi, l'orrore

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In punta di piedi, l'orrore

Primo Levi
 
Forse, quanto è avvenuto non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare. Mi spiego: «comprendere» un proponimento o un comportamento umano significa (anche etimologicamente) contenerlo, contenerne l'autore, mettersi al suo posto, identificarsi con lui. Ora, nessun uomo normale potrà mai identificarsi con Hitler, Himmler, Goebbels, Eichmann e infiniti altri. Questo ci sgomenta, ed insieme ci porta sollievo: perché forse è desiderabile che le loro parole (ed anche, purtroppo, le loro opere) non ci riescano più comprensibili. Sono parole ed opere non umane, anzi, contro-umane, senza precedenti storici, a stento paragonabili alle vicende più crudeli della lotta biologica per l'esistenza. A questa lotta può essere ricondotta la guerra: ma Auschwitz non ha nulla a che vedere con la guerra, non ne è un episodio, non ne è una forma estrema.

Tristi miserie

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Tristi miserie

Solitamente su questo sito non pubblichiamo comunicati, i quali hanno già parecchie altre vie di diffusione. Facciamo in questo caso una eccezione. Poiché è su questo sito che è apparsa una lettera di chi, detenuto nel carcere da Zurigo dall’inizio di quest’anno, si rivolgeva ai «cari compagni, cari amici»; poiché è su questo sito che è apparso un suo contributo ad un dibattito su «cosa vogliono gli anarchici»; poiché è su questo sito che è apparsa la versione italiana di un manifesto internazionale di solidarietà nei suoi confronti – oggi che costui ha cambiato radicalmente interlocutori ci sembra doveroso quanto necessario rendere pubblica qui in Italia la notizia che non vi è più alcun compagno incarcerato a Zurigo con l’accusa di sabotaggio. Va da sé che sia la sua lettera dal carcere, sia il suo contributo, sia il manifesto solidale, sono stati tolti dalle pagine di Finimondo.

Il rumore delle chiavi e del metallo

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Il rumore delle chiavi e del metallo

 

Il tintinnio delle chiavi, il suono dei cardini di metallo che sbattono gli uni contro gli altri, il rumore delle serrature e delle porte che scattano ci accompagnano dal primo momento del risveglio alle 6,45 fino a notte fonda, quando i secondini fanno il loro giro nel cortile illuminato come uno stadio. Quel rumore è così onnipresente che si ha presto l'impressione di un sottofondo industriale continuo e ripetitivo, il cui volume viene a volte abbassato, a volte aumentato. Qui, quando i detenuti lavorano, a un certo punto viene data loro «persino» la chiave della cella. Un capolavoro di cinismo sulla scacchiera della pacificazione. Come tante altre trovate nel circuito chiuso della carota e del bastone, funziona purtroppo molto bene. Comincia con le piccole cose. Ad esempio, quando la cella non viene più chiamata cella ma «spazio di detenzione» o, come in alcuni moduli da riempire, «luogo di lavoro». Una logica che qui viene attuata in modo conseguente.


Faccia a faccia col nemico

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Faccia a faccia col nemico

Severino Di Giovanni e gli anarchici intransigenti negli anni 1920-1930 in America del Sud
«Ho molto amore per la nostra causa e sono capace di tutto per favorirla», scriveva Severino Di Giovanni in una lettera a un compagno qualche mese prima d’essere fucilato. Il suo amore per l'ideale anarchico non era platonico: erano le sue ardenti palpitazioni a spingerlo ad elevarsi sul culmine ribelle del pensiero e dell'azione. L'anarchismo non è solo azione, come non è unicamente pensiero: unisce i due aspetti in un grande abbraccio appassionato. In buona compagnia, Severino è andato fino in fondo al suo amore. Alcuni dei suoi compagni sono morti sotto i proiettili degli sbirri, altri hanno trascorso molti anni dietro le sbarre; alcuni sono partiti in esilio per sfuggire alla repressione, altri hanno potuto continuare ad aprirsi sul posto, nei meandri della guerra sociale, il proprio percorso di combattenti per l'ideale.

Se il loro campo d'azione principale era l'Argentina e il lato uruguaiano del Río de la Plata, gli anarchici che si ritrovarono là negli anni 1920-1930 provenivano da tutto il mondo.

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