Brulotti

Semplici galleggianti carichi di materiale esplosivo lanciati alla deriva nel tentativo di incendiare le navi nemiche, in senso figurato i brulotti sono piccole idee suscettibili di provocare danni nei luoghi comuni che rendono triste ed opaca la nostra esistenza. Ogni pretesto è buono per simili tentativi: la riflessione su un fatto del giorno, l'intervento in una lotta, l'annuncio di una iniziativa, la riproposizione di testi dimenticati...

Una palude di illusioni che crollano

Brulotti

Una palude di illusioni che crollano

Kafka levò la mano in aria un paio di volte, a sottolineare la sua inquietudine, e continuò: «Viviamo in un’epoca malvagia: lo si percepisce prima di tutto dal fatto che niente viene più chiamato col suo nome preciso. Si usa la parola “internazionalismo” nel designare l’umanità, conferendo un valore morale a un termine puramente geografico. I concetti vengono adoperati come gusci di noce svuotati. Così, per esempio, si parla d patria proprio ora che le radici dell’uomo sono ormai da lungo tempo divelte dal suolo». 
«Di chi è la colpa?» chiesi. 
«Di tutti noi! Siamo tutti impegnati in quest’opera di sradicamento». 
«Ma qualcuno deve pur esserne la causa», insistei. «Chi è? A chi sta pensando?». 

Chi semina coercizione…

Brulotti

Chi semina coercizione…

Cosa raccoglie? Spesso e volentieri, l’obbedienza di molti. Talvolta anche gesti di rivolta, benché di pochi. A Brescia, ad esempio, sono stati appena raccolti i cocci di un paio di molotov lanciate di primo mattino contro un centro vaccinale. Secondo quella macchietta del presidente della regione lombarda, si è trattato di un «attacco ignobile». Definizione rovesciabile, giacché potrebbe venire usata anche dagli incendiari per motivare il loro gesto: la gestione politico-sanitaria-militare della pandemia dichiarata è un attacco ignobile alla libertà, condotto metodicamente e senza esclusione di colpi da un anno a questa parte. Si potrebbe aggiungere poi che l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, appena introdotto dall’ultimo decreto governativo, ne è la più recente manifestazione. 

Ascoltare

Brulotti

Ascoltare

A chi non è mai capitato di salire una scala al buio? L'azione è come quel passo che, cercando l'ultimo gradino, trova invece solo il vuoto davanti a sé.
L'azione, facendoci perdere l'equilibrio, ci parla di un'altra possibilità, ci parla di altre sensazioni, di un'altra percezione dello spazio, di un modo diverso di giocarsi la vita. Come quando il nostro ginocchio duole all'impatto inaspettato col pavimento.
Tanto per chi la compie che per chi ne percepisce i riflessi nella propria vita, l'azione si accompagna all'assenza di certezze. Per chi direttamente si confronta con essa l'azione consiste in un giocarsi la libertà e la vita per un sogno.

Anche i data-center bruciano...

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Anche i data-center bruciano...

 
Una notizia trapelata a malapena in mezzo all'insostenibile pesantezza quotidiana fatta di allarmismi e disposizioni decretate dalle autorità.
Mercoledì 10 marzo, alle 00.47, un incendio è divampato a Strasburgo all'interno di uno dei quattro enormi data-center di OVH, multinazionale francese di web hosting (ovvero di servizi telematici). Nonostante l’immediato allarme e malgrado sul posto siano intervenuti oltre un centinaio di pompieri — usufruendo di mezzi arrivati perfino dalla vicina Germania — qualche ora dopo del data-center SBG2 non era rimasto più nulla. Dal silicio alla cenere. Le fiamme, prima di essere domate, hanno colpito duramente anche l’edificio di SBG1, devastandone più della metà.


Provocazione creativa

Brulotti

Provocazione creativa

Noel Ignatiev
 
Come possono dei piccoli gruppi di rivoluzionari convincere la maggioranza delle persone comuni della necessità di una rivoluzione e persuaderle a compiere i passi necessari per realizzarla? È il quesito di fondo per chiunque si consideri rivoluzionario. Le risposte variano tra i gruppi e spesso al loro stesso interno: alcuni cercano di ottenere la fiducia delle masse dimostrando il proprio impegno nel movimento di riforme, altri sottolineano l’importanza di convincere i leader naturali che emergono dalle masse, altri ancora sostengono l'una o l'altra richiesta che «radicalizzi le masse», alcuni «l’integrazione con le masse», altri la costruzione di modelli che prefigurano la nuova società, altri ancora fanno leva sulla propaganda dei motivi per cui dovrebbe essere rovesciato il sistema esistente e istituito uno nuovo al suo posto, e così via.

Foresta Nera

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Foresta Nera

 

Sono passati poco meno di due anni dal bell’incendio della cattedrale di Notre-Dame-de-Paris, e molti conservano forse un commosso ricordo delle fiamme iconoclaste danzanti sul suo telaio, fino a provocare il crollo della sua guglia che per una volta illuminava qualcosa. L’immondo edificio religioso che incarnava così bene la continuità dell'oppressione attraverso i secoli era sfuggito per poco alla collera dei comunardi armati di barili di petrolio, ma nulla ha potuto contro l'insidiosa modernità dell'elettricità.
In questo fangoso mese di febbraio, da qualche parte sul massiccio del Conches-Breteuil (Eure), al confine dei comuni di La Vieille-Lyre e Baux-de-Breteuil, una manciata di esperti forestali e di architetti con gli stivali percorrono i sentieri in cerca di particolari alberi. Scrutano, misurano, ispezionano, selezionano, punzonano  contrassegnando con un punto rosso una ventina di giganti.

Pecore nere

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Pecore nere

È ovvio che esiste una differenza fra aprire una porta da soli e subire l'arbitrio di un boia in divisa, fra un isolamento dove la luce del giorno penetra a malapena e le strade deserte per decreto, fra privazione del significato e sostituzione del contatto umano con quello delle macchine, ma occorre constatare che la vecchia metafora secondo cui il carcere non è un'estensione della società essendo piuttosto quest'ultima a costituirne l'estensione, non ha perso la sua pertinenza. Anzi, tutt’altro. Quindi, se non possiamo evadere da una prigione sociale che ha ormai colonizzato tutto lo spazio, se le sue gabbie da bamboline russe si incastrano e si fondono l’un l’altra, quale possibilità ci resta, se non quella di distruggerla dall’interno? Coltivando con cura un mondo tutto nostro, respingendo gli assalti di un dominio che mutila ogni giorno la nostra sensibilità, devastando senza pietà le sbarre e i muri che ci tengono prigionieri. Tanti ostacoli alla libertà, che non s’incarnano più solamente nella pietra e nell'acciaio, ma anche nelle reti diffuse in fibra di vetro e rame che corrono sotto i nostri piedi e volano sopra le nostre teste. Se quasi un centinaio di antenne-ripetitori sono state sabotate nel 2020 malgrado i vari confinamenti, il fatto che queste strutture costituiscano un anello supplementare delle nostre catene ha forse una qualche attinenza.

Nictalopi

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Nictalopi

Se c'è un segreto stantio che da decenni fa il giro del mondo infantile è sicuramente quello confidato dalla volpe al Piccolo Principe: «Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». È forse un mero caso se il cuore che ha pronunciato questa sentenza verso metà del secolo scorso, quando non indossava la livrea militare, si insinuava tranquillamente negli stracci del giornalista, ad esempio per denunciare i «crimini repubblicani» della Spagna del 1936-37 sui principali giornali nazionalisti? O che un fervente ammiratore di un Maresciallo che ha riconciliato il popolo frrrancese sotto il suo giogo dopo la disfatta sia stato ricompensato con una nomina al comitato provvisorio del Rassemblement pour la Révolution nationale (1941)? Come alcuni hanno fatto notare successivamente in un'altra occasione, l'importante in materia di sonagli ufficiali non è tanto essere capaci di rifiutarli, quanto non meritarli.

Spavaldi schizofrenici

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Spavaldi schizofrenici

Intervista di Fritz J. Raddatz a Günther Anders

 

Colgo nell’insieme del suo lavoro una contraddizione molto complessa; questa contraddizione mi si presenta sotto tre elementi, a dire il vero difficilmente conciliabili. Da un lato dice: «Qualunque cosa si faccia, è sempre più o meno vano». Dall’altro lato, l’insieme dei suoi lavori non fa che presentare il contrario, ovvero di lottare contro questo «invano», per cambiare comunque qualcosa, creare una coscienza, combattere almeno l’analfabetismo mentale, ed anche quello morale. Arrivo al terzo punto, in cui lei dice da qualche parte che l’essere umano è, secondo la sua espressione, «contingente». Come può pretendere di collegare questi tre elementi contraddittori?

...la fine della scuola?

Brulotti

È possibile pensare ancora la fine della scuola?

ewart
 
«Decenni di fede nella scolarizzazione hanno tramutato il sapere in una merce, un prodotto commerciabile di tipo speciale. Oggi lo si considera un bene di prima necessità e, contemporaneamente, la moneta più preziosa di una società. (La trasformazione del sapere in merce si rispecchia in una parallela trasformazione del linguaggio. Parole che un tempo avevano funzione di verbi stanno diventando sostantivi che indicano possesso. Sino a non molto tempo fa “abitare”, “imparare”, “guarire” designavano delle attività: oggi si riferiscono di solito a delle merci o a dei servizi da fornire. Parliamo di industria edilizia, di prestazione di assistenza medica; nessuno pensa più che la gente sia in grado di farsi una casa o di guarire per proprio conto. In una società cosiffatta si finisce per credere che i servizi professionali siano più preziosi della cura personale. Invece d'imparare ad assistere la nonna, l'adolescente impara a picchettare l'ospedale che non vuole accoglierla)» 
Ivan Illich, Descolarizzare la società, 1972
 
 
In questi giorni segnati dalla pandemia non si è mai parlato così tanto di scuola. Da quando è entrata sulla scena la «didattica a distanza» poi la confusione è esplosa a livelli esponenziali. Docenti e genitori che protestano per la chiusura delle scuole, genitori e docenti che protestano per la riapertura delle scuole senza la dovuta sicurezza, ministri che polemizzano con presidenti di regione che chiudono le scuole, scienziati che affermano che la scuola sia il luogo dove il virus si diffonde più degli altri luoghi, genitori che affermano il contrario, e così via, in un crescendo di grida strozzate da talk-show televisivo. Mentre tutti sono contro tutti, però, su una cosa sono tutti d’accordo: la scuola è un luogo importante, importantissimo, forse è l’istituzione più importante di tutta la nostra società, della nostra democrazia. 

Non esiste diritto alla salute

Brulotti

Non esiste diritto alla salute

Ivan Illich
 
Ciò che viene definita «salute» è oggi fonte di confusione per molte persone. Gli esperti discettano sapientemente sui «sistemi sanitari». Alcune persone credono che senza accesso a trattamenti elaborati e costosi, le malattie dilagherebbero. Tutti si preoccupano per l'aumento della «spesa sanitaria». Si sente anche parlare di una «crisi delle cure sanitarie». Mi piacerebbe dare il mio parere su questi temi.
Prima di tutto, credo sia necessario riaffermare la verità della condizione umana: sto male. Soffro di alcuni disturbi. È certo che morirò. Alcuni sentono il dolore più intensamente, altri sono affetti da disturbi più debilitanti, ma tutti affronteremo ugualmente la morte.

Trasportati dal vento

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Trasportati dal vento

Assiduo ricercatore di «un equilibrio tra responsabilità economica, responsabilità Sociale e responsabilità ambientale», il gruppo Agsm di Verona è un'impresa che afferma di avere qualche scrupolo di coscienza. Il suo scopo è ovviamente quello di ricavare profitto, ma lo vuole fare in maniera pulita, si potrebbe azzardare quasi etica. Attiva nel settore energetico, questa azienda non vuole saperne di petrolio, di gas o nucleare. Nossignori, poiché «la sostenibilità è nel dna del Gruppo Agsm» la sua specialità è lo sfruttamento delle cosiddette risorse rinnovabili. Anche il sole, l'acqua e il vento possono alimentare la Mega-macchina che sta devastando il pianeta!

A distanza dal mondo

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A distanza dal mondo

tusai-chi
 
Le stagioni cambiano 
i giorni sono simili 
vari epiloghi
 
possibili sogni invisibili 
strade inconoscibili
 
notti imprevedibili
 
Se la vita ha un valore quantitativo è ovvio che scienza e tecnica divengano le religioni del dominio. Il mondo si arma, progredendo verso il baratro. Oggi c'è l'ammissione ineluttabile che esso produca cura e controllo totalizzante di una malattia incurabile. Qualcuno si chiede come mai la tecnologia sembra sempre più all'avanguardia e incontestabile ma altrettanto vulnerabile? Qualcosa di invisibile ed impercettibile sta facendo crollare parte del sistema. E dato che questo mondo è basato sulla relazione millenaria fra potere e servitù, noi stiamo cadendo con esso.

Anarchici a Marsiglia alla fine del XIX secolo

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Anarchici a Marsiglia alla fine del XIX secolo

 
Marsiglia la ladra, Marsiglia la violenta.

Marsiglia impregnata dal sudicio delle sue taverne, dagli abiti lerci dei suoi abitanti dannati.

Marsiglia dai vicoli scuri e oscuri, dai bassifondi decadenti e insidiosi.

Marsiglia, l’anarchica.

Questo l’immaginario scomodo della città più mediterranea di Francia, e in special modo del suo centro storico, eredità medievale, costruito sulla calanque Lacydon, sulla sponda settentrionale dell’attuale Vecchio Porto.

Questi bassifondi, ricettacolo di crimine e di costumi amorali, iniziano ad essere stigmatizzati a partire dagli anni Settanta e Ottanta del XIX secolo e intorno ad essi si forgia un immaginario di decadenza eretto a vergogna nazionale.

La religione del dominio

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La religione del dominio

due giorni sullo scientismo e le tecnologie di controllo 

 
31 ottobre – 1 novembre 
Circolo “Amici del Cels” borgata Morlière – Cels, Exilles (TO) 
 
31 ottobre, ore 17 proiezione del documentario 
Fissate le luci, miei cari! di Jordan Brown (2017) 
Viviamo in un mondo di schermi. L’adulto medio trascorre la maggior parte delle sue ore di veglia davanti allo schermo di un dispositivo. Siamo abbacinati, siamo letteralmente dipendenti da Facebook, Google, Instagram, Twitter… 
 
1 novembre, ore 17 presentazione del libro 
Contro lo scientismo di Pierre Thuiller, S-edizioni (2020)
Il nome di Pierre Thuillier, filosofo, epistemologo della scienza, di cui viene qui proposto il saggio breve “Contro lo scientismo” (1980), per la prima volta tradotto in italiano, risulterà sconosciuto ai più, anche a quelle lettrici e a quei lettori familiari con le opere di altri grandi critici della tecnica come Lewis Mumford, Jacques Ellul e Günther Anders...

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