Brulotti

Il passato non è presente

Per capire il presente bisogna conoscere il passato. La memoria di chi ha vissuto lontane esperienze va tramandata, perché costituisce al tempo stesso un monito ed un insegnamento pratico per le nuove generazioni. Conoscere la storia per trarne lezione, insomma. A questo fine, in ambito istituzionale, non è forse stato indetto il Giorno della Memoria, giorno in cui viene ricordato l'orrore dei campi di concentramento nazisti? Eppure, detto tra noi, non ci sembra che ministri e parlamentari abbiano imparato granché da quei tragici fatti. Altrimenti non avrebbero istituito, e riempito, da sinistra a destra, i campi per immigrati clandestini. Né si può dire abbiano imparato molto in proposito i loro cittadini-sudditi, che spesso e volentieri intonano cori razzisti.

Questa ostentazione dell'utilità pratica della memoria non ci convince molto. Più che una esigenza sincera, ponderata o viscerale che sia, ci sembra abbia tutti i tratti di una pia intenzione condita con tanta retorica.
Anche in ambito sovversivo ci sono i cultori della memoria...

Brulotti

Dal finestrino

Il fischio del capotreno, l'allarme sonoro delle porte che si chiudono.
Stiamo partendo.
Il treno avanza lentamente, lasciandosi alle spalle la stazione.
C'è una enorme metropoli da attraversare prima di sbucare nella campagna.
Non ho voglia di leggere, non ho sonno: guardo fuori dal finestrino.
Lo sguardo vaga per un po', poi la mia attenzione si concentra su quanto si può vedere lungo i binari. Lunghe mura e poderose colonne colorate con disegni, riempite di scritte.
Ce n'è per tutti i gusti. Dichiarazioni d'amore, sfoghi, sigle, tifo sportivo.
Talvolta compaiono slogan dal suono familiare: “Liberi tutti”, “No Tav”, “Bloccare tutto”...

Brulotti

La notte più terribile della mia vita

Max Hölz

Per distrarmi dai dolori, ricorsi al mezzo seguente: recitai versi dell'Herwegh, del Freiligraht, di Erich Mühsam e d'altri. Con ciò mi procurai un gran sollievo.
I sorveglianti erano però a questo proposito d'altra opinione. Quattro di essi entrarono nella mia cella e m'invitarono a uscire. Io non presentii niente di buono e mi rifiutai. Essi chiusero la porta e si allontanarono. Dopo un certo tempo, ritornarono e mi trascinarono colla violenza nel corridoio. Io ero vestito soltanto della leggera, corta camicia di lino e scalzo. Due mi torsero le braccia nelle articolazioni. Gli altri mi picchiarono continuamente, l'uno colpendomi alla testa col suo pesante mazzo di chiavi, l'altro battendomi colla daga sulla schiena e sul sedere. Di tanto in tanto mi montavano coi loro pesanti scarponi sui garretti, finché io stramazzai al suolo ed essi mi trascinarono giù nelle cantine.

Brulotti

Le due tattiche dell'anarchismo: ricostruire o distruggere

Renato Souvarine

Ricostruire e distruggere sono due fasi, o due momenti, o due aspetti d'un medesimo fenomeno di quel vasto, profondo e aspro processo rinnovatore e distruttore, che riempirà di sé tutto un evo storico. La fase demolitrice è sorpassata? Dalla risposta che si darà a questa domanda si sarà determinata la tattica anarchica. Ma gli anarchici paiono colti da impazienza; vogliono precorrere i tempi, saltarli, cancellarli, se è possibile. Mal si adattano al tremendo compito anarchico di demolitori. Abbiamo creato dei partiti anarchici. Abbiamo irreggimentato. Le fila si sono ingrossate; furono gonfiate e stamburate anche ad arte, a puro scopo di concorrenza. Abbiamo fatto delle promesse; parlato di realizzazioni, di costruzioni. C'è pure fra mezzo a noi un volgo anarchico e sindacalista. Esso vuole sentir parlare di realizzazioni immediate.

Brulotti

Né oblio né cerimonia

I nostri attacchi contro l’esistente, infatti, non hanno come scopo principale quello di onorare la memoria dei compagni caduti, di mandare una dedica a quello o quell’altro compagno incarcerato, né di dialogare con il potere in un corpo a corpo frontale. L’attacco è per noi una necessità perché le parole hanno un senso e perché le nostre idee non sono solo concetti astratti. E riteniamo del tutto secondario, se non completamente inutile, questo bisogno di fare delle strizzatine d’occhio o di continue auto-referenzialità. I destinatari delle strizzatine d’occhio non hanno bisogno di essere nominati se essi si riconoscono nell’atto. E offrire un attacco ad un compagno è allontanare per altri la possibilità di riappropriarsene ed allontanarci noi stessi dalle possibilità infinite della riappropriazione e della riproducibilità, oltre che dall’anonimato che caratterizza a nostro avviso l’intervento anarchico...

Brulotti

Al mercato elettorale

Sono giorni di mercato elettorale.
Davanti ai neon delle due aziende più grosse, si accalca una folla di clienti.
Sono i rivenditori al dettaglio, in cerca della merce ritenuta più redditizia.
La confusione è totale. I recenti scandali che hanno portato alla luce imbarazzanti sofistificazioni sui prodotti smerciati al minuto hanno costretto molte botteghe a mutare ragione sociale.
Ma i ceffi dietro ai banchi, quelli sono rimasti gli stessi. Fra spinte e riverenze, insulti e sorrisi, non sempre le trattative vanno in porto.
Talvolta fra la domanda e l’offerta esiste un divario insuperabile. Si consumano allora divorzi improvvisi, come fra adoratori delle quotazioni in Borsa e adoratori delle Sacre Scritture, la cui comunanza di interessi li aveva tenuti insieme per oltre un decennio.

Brulotti

In lotta col tempo

Il tempo è denaro. Se lanciassimo tutto il denaro del mondo in un implacabile mare di fuoco, il tempo si fermerebbe? Si pietrificherebbe ogni cosa, e l'eternità sfiderebbe immutabilmente i venti? O verrebbe tutto ridotto in cenere e in una manciata di secondi quelle ceneri sarebbero gettate in tutte le direzioni diventando invisibili?
Il movimento generato sarebbe tale che il tempo non avrebbe più alcuna influenza, e non potrebbe che assistere impotente allo scorrere degli avvenimenti...

Vivere significa lottare. Singolare il numero di persone che sarebbero d'accordo con questo, ciascuno, forse, attribuendovi un altro significato. E tuttavia. La sveglia suona e ci catapulta sul ring, tentiamo di ricordare ma, di fatto, non sappiamo più se nel frattempo abbiamo mai lasciato quel ring.

Miraggi

Tutti i giorni

I. B.

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.

Brulotti

Prigionieri di un unico mondo

Gruppo anarchico Insurrezionalista "E. Malatesta"

Se ci opponiamo allo Stato, se siamo sempre pronti a cogliere l'occasione per attaccarlo, non è perché ne siamo indirettamente plasmati, non è perché abbiamo sacrificato i nostri desideri sull'altare della rivoluzione, ma perché i nostri desideri sono irrealizzabili finché esiste lo Stato, finché esisterà un potere. La rivoluzione non ci distoglie dai nostri sogni, ma al contrario è la sola possibilità che consenta le condizioni della loro realizzazione. Noi vogliamo sovvertire questo mondo, al più presto, qui ed ora, perché qui ed ora ci sono solo caserme, tribunali, banche, cemento, supermercati, galere. Qui ed ora, c'è solo lo sfruttamento. Mentre la libertà, ciò che noi intendiamo per libertà, quella non esiste proprio.
Questo non vuol dire che dobbiamo tralasciare di crearci spazi che siano nostri in cui sperimentare i rapporti che preferiamo. Significa solo che questi spazi, questi rapporti, non rappresentano la libertà assoluta che vogliamo, per noi come per tutti. Sono un passo, un primo passo, ma non l'ultimo, tanto meno il definitivo.

Brulotti

Simón Radowitzky vita di un anarchico

Quel 14 Febbraio 1909 Simón Radowitzky, operaio ucraino ventenne, decise di armare la propria rabbia e colpire un uomo simbolo dell’oppressione, dello Stato, dell’autorità: il Colonnello della polizia, nonché deputato nazionale, Ramón Falcón.
El Coronel Falcón, feroce repressore e fedele suddito del Presidente Figueroa Alcorta, era un volto noto all’interno del movimento operaio, conosciuto per i suoi metodi repressivi e brutali, pienamente condivisi dall’intera borghesia espropriatrice argentina del tempo.
Uno sbirro come si deve insomma, obbediente e spietato.
Fu durante la Semana Roja — una settimana di scioperi e mobilitazioni indetta dalla F.O.R.A., il sindacato anarchico argentino, e dal Partito Socialista, che Falcón rafforzò la sua reputazione di ottimo servitore dello Stato.
Ordinando cariche e pestaggi durante tutta la settimana di mobilitazione operaia fece arrestare centinaia di persone e chiudere moltissimi locali, mettendo al bando anche una serie di periodici considerati sovversivi.

Brulotti

Gli avventurischi

Il 30 maggio 1968 tutti i vecchi dai 70 ai 18 anni si sono dati la mano, e ciò non è stato soltanto ridicolo, come era prevedibile, ma anche terrificante come migliaia di conventi, di caserme, di prigioni in marcia, sfoggiando nella rispettabilità dei loro limiti la scandalosa violenza di un mondo della segregazione, del fuggi-fuggi dell'inganno e della viltà. Si è assistito alla risposta imbecille, paurosa e sedicente pacifica di una società che aveva appena ricevuto in piena faccia il più bel ceffone che si sia visto negli ultimi tempi: quello di un bambino al padre addormentato dopo un lauto pasto.
Prima che sia troppo tardi, migliaia di giovani hanno lasciato un mondo sbattendo la porta alle loro spalle, accendendo innumerevoli focolai per rispondere infine alle ingiurie senza pietà fatte alla spontaneità, all'unicità di ogni individuo, seguendo la ben nota formula: «Bisogna battere il ferro quando è caldo»

Fuoriporta

Sindrome di Stoccolma

Il 13 maggio, da qualche parte in Europa, un uomo viene assassinato dalla polizia in un quartiere povero. Non è un ragazzo e il fatto non accade in una zona nota per la sua conflittualità. Un uomo in più è caduto sotto le pallottole dello Stato. Questa volta avviene a Husby, nella periferia nord di Stoccolma, quel paradiso della gestione socialdemocratica del dominio. Non siamo né a Parigi né a Londra, né a Bruxelles né a Berlino. Ma che cosa cambia? I ricchi e i loro cani da guardia sono ovunque, e ovunque esistono anche individui pronti ad armarsi di coraggio per esprimere la loro rivolta con determinazione. Anche in Svezia.
Meno di una settimana dopo, la notte del 19 maggio, alcune automobili cominciano a bruciare in questo stesso quartiere di Stoccolma. La polizia e i pompieri vengono accolti con un lancio di pietre. Il giorno dopo la rabbia si trasforma in sommossa, le vetrate di negozi, di edifici pubblici e di scuole iniziano a spaccarsi sotto i colpi di proiettili. Malgrado gli inviti alla calma e alla «responsabilità civica», malgrado le promesse dei politici, gli anni di umiliazione e il sangue del vecchio abbattuto dalla polizia non si comprano così facilmente.

Contropelo

Chi deve integrare cosa?

Nathan il solitario

Si può ampiamente assimilare la recente discussione sull'integrazione ad una nuova controversia religiosa. Per formulare un giudizio in proposito conviene tuttavia ritornare alla sua fonte storica, ovvero al comportamento iniziale della società moderna, capitalista, nei confronti della religione.
La modernità occidentale ha intrapreso quasi simultaneamente, verso la fine del diciottesimo secolo, due cammini radicalmente diversi. Sia negli Stati Uniti d'America che in Francia, ma in maniera quasi opposta, si sono prese le distanze da una religione che era stata messa integralmente al servizio del dispotismo monarchico, allorquando il papa e il re univano le loro forze per opprimere materialmente e mentalmente le popolazioni.

Brulotti

Bruxelles: operazione "Ceneri"

Il 22 maggio 2013, verso le 6 del mattino, decine di poliziotti della sezione anti-terrorismo della polizia federale giudiziaria invadono e perquisiscono 3 abitazioni di alcuni compagni anarchici e anti-autoritari, oltre alla biblioteca anarchica Acrata. Tutte le persone presenti (11) vengono fermate e condotte negli uffici della polizia federale.
Le accuse sono: appartenenza ad una organizzazione terrorista, associazione a delinquere e incendi dolosi. L'operazione è battezzata "Cendres" (Ceneri) ed è diretta dal pubblico ministero Isabelle Panou, tristemente celebre per la sua lunga carriera al servizio dello Stato.

Autopsia

Gli abiti nuovi di Alain Badiou

Séverine Denieul

Il minimo che si possa dire è che, coi tempi che corrono, è quasi impossibile non inciampare sull’ultima opera in ordine cronologico di Alain Badiou. Autore prolisso quanto mai, si vede affabulato da un numero incalcolabile di titoli o definizioni che alla lunga sembrano essere riusciti a convincere il grande pubblico dell’importanza della sua opera: «maître à penser», «pensatore radicale», quando non «chirurgo del concetto» (Rémy Bac), nessuno rinuncia a concedere al filosofo uno statuto d’eccezione. La sua volontà dichiarata di «rifondare la filosofia» lo porta a coprire tutti i campi del sapere: la politica, l’estetica, le matematiche, la letteratura attraverso il romanzo, la poesia o la scrittura di testi teatrali. Autore di opere su Beckett, ma anche su Platone, Wittgenstein e San Paolo, Badiou incarna nei media il pensatore «geniale» capace di mettere in parallelo nozioni complicate con opere molto differenti tra loro. Erede della filosofia “continentale” più astrusa (Heidegger, Lacan, Althusser), Badiou ha in effetti quella forma di spirito particolare, così caratteristica della nostra epoca, che consiste nell’incrociare nozioni e ambiti distanti le une dagli altri per farne una sintesi «personale» che, lungi dal chiarire i problemi, li rende ancora più oscuri. È il caso, ad esempio, dell’accostamento che opera fra il marxismo, la psicanalisi e la matematica.

Subscribe to Finimondo RSS