Corrispondenze

Brulotti

Corrispondenze

Lettera di René Char a Paul Celan
 
L’Isle-sur-Sorgue, 19 marzo 1962
Caro Paul,
l’ultima lettera che mi hai inviato, un mese fa, rinsalda ancora di più, se è possibile, la mia amicizia per te. Ma a differenza tua, non sono più tormentato da quelle stesse persone che ti sommergono con le loro molestie, da anni ho scavato un sentiero in cui s’ingolfano, una via che misura il loro vuoto.
 
Lettera di Paul Celan a René Char (non inviata)
 
Parigi, 22 marzo 1962, 79 rue de Longchamp
Caro René Char,
grazie per la tua lettera – così vera. Grazie per avermi stretto la mano – stringo la tua.
Ciò che mi accade, e scusami se ne parlo ancora, è, credimi, unico nel suo genere.

la pietra filosofale

Brulotti

la pietra filosofale

La distanza di Konrad Bayer

«la nostra coscienza non giustifica la nostra esistenza.
è la nostra esistenza»
Konrad Bayer-Oswald Wiener
 

Anni 50. La seconda guerra mondiale è terminata da poco, lasciandosi alle spalle una scia di sangue impossibile da ripulire, un cumulo di detriti difficile da smaltire. Se le macerie materiali hanno ingombrato a lungo le vie di città e campagne, quelle morali continuano a paralizzare le teste e i cuori. Soffocata dai cadaveri accumulati dal nazismo, la vita deve farsi largo fra il dolore del lutto ed il senso di colpa che attraversano l’intera società europea.

Propaganda

Brulotti

Propaganda

«Quando tutti pensano
alla stessa maniera,
nessuno pensa molto»

Walter Lippmann
 

Per cominciare, sgombriamo subito il campo da un equivoco che puntualmente si viene a creare. Cosa si intende per propaganda? Secondo una definizione risalente ai primi anni 50, più volte ripresa in virtù della sua sostanziale precisione, la propaganda è «una tecnica di pressione sociale che mira alla formazione di gruppi psicologici o sociali a struttura unificata, attraverso l’omogeneità degli stati affettivi e mentali degli individui presi in considerazione».

Perché insistere a pubblicare libri?

Brulotti

Perché insistere a pubblicare libri?

Nei suoi dispacci inviati da Parigi dopo la presa della Bastiglia, l'ambasciatore veneto Antonio Cappello indicava alle autorità della Serenissima una delle cause principali della rivoluzione in corso: i libri. Scagliandosi contro la libertà di pensiero, la quale «non produce che scritti incendiari per ogni parte», egli identificava le idee pericolose in quelle «che vanno inoculando per tutta la Terra l'odio de' Sudditi contro i Governi, e contro i Sovrani» ed evocano agli occhi dei sudditi quella «libertà chimerica che è l'anarchia». Rientrato a Venezia, nella sua relazione del 2 dicembre 1790 al Serenissimo Principe, l'ambasciatore diede testimonianza di come «già una pretesa Filosofia, espansa col mezzo della licenziosa libertà della Stampa, e che fece perdere la riverenza prima alla Religione, e poi al Governo, aveva molto influito sull'opinione; e tolto il freno del Cielo, tolse anche quello della Terra».

La peste della mediocrità

Brulotti

La peste della mediocrità

Armel Guerne
 
Il mondo intero è scivolato fuori dal pensiero degli uomini. Adesso continua, senza più controllo, il suo mostruoso percorso di automa, di robot. Continua il suo progresso. E gli uomini, il cui pensiero non contempla ormai che dettagli, non trovano più cibo ed esercizio autentici, gli uomini, svuotati della loro sostanza, non sanno più, non possono più, non vogliono più quello sforzo di riconquista che è forse il più violento che sia mai stato loro richiesto. Si adagiano al di sotto di se stessi, si crogiolano nella loro rinuncia. Cercano solo distrazioni, passatempi, galletti e chicchirichì all’altezza di quel sonno inferiore.