Interruzioni

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Interruzioni

Quando interviene il silenzio sembra che tutto sia giustificabile. Le parole – per di più quelle sovversive – scompaiono. Diventano oggetti interscambiabili che avviluppano la quotidianità. Ma l'ennesimo sforzo di dare vita alle parole non ha tempo né spazio. Battibeccando con il fato, solo i tentativi possono trasformare il mondo. Nell'orrore di quanto ci circonda, la ripresa ostile contro questo mondo dell'energia – ciò che accende ininterrottamente l'autorità e le sue ramificazioni – apre talvolta un breccia diversa nelle tenebre. Andare oltre, pensare la profondità per trovare forze nascoste, è un buon esercizio per non perdersi nella forsennata contesa muscolare con il potere.
Se il mondo è un deserto senza significato, tacere è sempre una sostituzione ardua del dire: ciò che è illuminato non chiarifica come potrebbe farlo un fuoco intelligibile.
Al di fuori della noiosa quotidianità non c'è niente, ma ad un certo momento essa si arresta, si blocca, di colpo, anche per poco e senza preavviso. Un salto nel buio.

Contro il ritorno alla normalità

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Cile: contro il ritorno alla normalità

Giovedì 24 ottobre è stato il secondo giorno previsto per uno sciopero generale, prima di nuovi appelli sindacali alla semplice «mobilitazione» per venerdì, e ovviamente alle 17 dopo il lavoro (due giorni di sciopero, non di più, non bisogna esagerare, non è come se ci fosse un paese sotto stato di emergenza e coprifuoco con militari che fermano, picchiano, torturano, uccidono e arrestano ribelli).
Se la massa delle brave persone era numerosa in strada, è stata soprattutto silenziosa, lasciando i più veementi a combattere da soli con le classiche pietre contro i gas lacrimogeni e barricate di fortuna contro i cannoni ad acqua. Come se tutto sommato nulla fosse successo, o molto poco, da quel 17 ottobre, in uno scenario classico di manifestazioni oceaniche punteggiate da tafferugli ai margini o un po’ più in là.

Oltre ai lampi, tuoni e fulmini

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Oltre ai lampi, tuoni e fulmini dal Cile

Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza e l'affidamento della gestione della strada ai militari per ristabilire l'ordine (insieme agli altri bracci armati dello Stato), il presidente della Repubblica Sebastian Piñera ha annunciato sabato 19 ottobre di rinunciare all'aumento dei prezzi del trasporto pubblico a Santiago, mentre i suoi militari decretavano l'instaurazione del coprifuoco. Infatti, dopo la grande giornata di venerdì nella capitale, dove molte stazioni della metropolitana erano state devastate e bruciate (oltre agli scontri durante il giorno), la rivolta si è estesa in tutto il paese. E questa volta, la questione non è più questo o quello, ma una critica in atti della condizione riservata ai poveri: saccheggi in massa di supermercati e centri commerciali, incendi di istituzioni (banche, municipi, caselli dei pedaggi, sedi di giornali)... ma anche entrambe le cose, poiché moltissimi negozi saccheggiati vengono pure distrutti dalle fiamme in uno stesso movimento, il che è particolarmente significativo.


La lingua non mente

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La lingua non mente

Victor Klemperer
 
Oggi si parla molto di estirpare la mentalità del fascismo e si fa anche molto per questo fine. Si condannano i criminali di guerra, i «piccoli Pgs*» (lingua del «Quarto Reich»!) vengono licenziati, i libri nazionalisti tolti dalla circolazione, si cambia nome alle piazze Hitler e alle vie Göring, si abbattono le querce di Hitler. Ma la lingua del Terzo Reich sembra voler sopravvivere in parecchie espressioni caratteristiche, penetrate così a fondo col loro potere corrosivo da apparire come un duraturo possesso della lingua tedesca. Per esempio, quante volte nel maggio del 1945, in discorsi alla radio, in manifestazioni appassionatamente antifasciste ho sentito parlare di qualità «caratteriali» (charakterlich) o della natura «combattiva» della democrazia! Sono espressioni che vengono dal cuore — il Terzo Reich avrebbe detto «dall’essenza» — della LTI. È per pedanteria che me ne sento urtato, per quel tanto di pedantesco che si annida in ogni filologo? 
Risponderò alla domanda con un’altra domanda. 
Qual era il mezzo di propaganda più efficace del sistema hitleriano?

Lampi dal Cile

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Lampi dal Cile

 

Non sempre i poveri sono ragionevoli, e poi, perché dovrebbero esserlo a fronte di un’esistenza di miseria che viene loro riservata giorno dopo giorno dal potere? In qualche caso, basta una goccia d'acqua perché il negativo dispieghi le ali e attacchi quello che ha identificato da tempo come nemico. Ciò non farà certo piacere al braccio sinistro del capitale e alla sua ideologia cittadinista, tuttavia a Santiago del Cile da venerdì 18 ottobre, studenti, liceali, anarchici e altri vandali incontrollati hanno cominciato a distruggere una parte importante del loro alienazione quotidiana: il sacrosanto trasporto pubblico. Hanno capito che nulla di quanto appartiene allo Stato o alle imprese è nostro e merita di essere aggredito dalle fiamme della vendetta contro un esistente di spossessamento e di sfruttamento.

Firmamento

Papiri

Occupiamo il Firmamento

Far saltare lo scacchiere

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Far saltare lo scacchiere

 

Il terribile rombo che annuncia l'avvicinarsi degli aerei da combattimento; il lungo sibilo dei missili prima della loro esplosione; il crepitio incessante delle mitragliatrici montate sulle jeep; i muri delle case che crollano in un respiro; le fiamme che divorano tutto; le colonne di fumo nero che oscurano il cielo. Ecco la guerra appena scatenata dal presidente turco Erdogan sui villaggi e le città della Siria settentrionale, territori sotto il controllo delle milizie YPG (Unità di Protezione del Popolo), braccio armato del Partito dell'Unione Democratica, e delle altre componenti delle FDS (Forze Democratiche Siriane). Più che una guerra di conquista, una guerra di sterminio delle popolazioni curde e dei loro vicini alleati. A livello strategico, Erdogan non nasconde di preferire vedere una Siria in fiamme, con la sua accozzaglia di macellai jihadisti e governativi, piuttosto che una qualsiasi stabilità in grado di portare alla costituzione di un proto-Stato curdo ai confini con la Turchia.

Occupiamo il Firmamento

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Occupiamo il Firmamento

Nell’universo libero, ogni essere umano è una stella indipendente, con una propria rotta. Nell’universo servile, ogni essere umano è nel migliore dei casi un pianeta e nel peggiore un satellite: di per sé spento, illuminato soltanto da un riflesso altrui, costretto in eterno a percorrere la stessa orbita attorno ad un centro (chiamato di volta in volta Stato o nazione, organizzazione o partito, legge o morale, fede o ideologia, ricchezza o carriera).
Ecco perché chi vuole muoversi senza interferenze ha bisogno non solo di allontanarsi il più possibile da ogni percorso prestabilito, ma anche di prendersi un proprio spazio.
Uno spazio, come quello appena occupato nel centro di Lecce, in cui partire da se stessi, dai propri desideri, progetti, con le proprie tensioni e peculiarità, da soli o in compagnia. Senza un programma da realizzare, senza capi né gregari, per disertare, rifiutare, contrastare, distruggere, costruire...

La fine del trasporto pubblico

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La fine del trasporto pubblico

Tutti vogliamo andare da qualche parte. Non sarebbe esagerato affermare che è nella stessa natura umana andare, non restare fermi, partire alla scoperta. Relativamente incapace di sradicare del tutto questa pulsione, il potere si dedica piuttosto a determinare in anticipo la destinazione delle nostre strade, delimitandone bene i campi che accolgono la scoperta dei territori proibiti. Andare a scoprire il nuovo centro commerciale, gustare un surrogato della natura in un parco pubblico, gettarsi nell'ignoto di un nuovo impiego, fare festa in luoghi predestinati ad evitare ogni gioioso e quindi incontrollabile eccesso... ecco alcune delle destinazioni che ci vengono offerte. Ma la questione non riguarda solo la destinazione. La critica di questo fantomatico mondo messo in scena dal potere e dalla merce s'incaglierebbe se non comprendesse che è il percorso stesso a condizionare la destinazione.

Fuoco alla nazione start-up

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Fuoco alla nazione start-up

Martedì 8 ottobre 2019 a Villeurbanne, un incubatore di start-up è bruciato verso le 7 del mattino, ricoprendo la zona di Lione con un bel pennacchio di fumo. Il fuoco sarebbe partito dall’immondizia per poi propagarsi al Bel Air Camp, un ex magazzino Alstom dove funzionavano «una cinquantina di start-up e di piccole e medie imprese, con circa 350 dipendenti, che stanno lavorando all’ “industria di domani”» (robotica, realtà aumentata, commercio elettronico, design…).
Più precisamente, 58 start-up erano installate nella parte orientale della città in 10.000 m2 di locali, 7000 dei quali sono finiti in cenere. Nessuna di queste società era classificata Seveso.
«Tutti i nostri prototipi sono andati in fumo. Eravamo in una fase di preindustrializzazione. Oggi non ci è rimasto granché: né ufficio, né computer, né mezzi di comunicazione, né documenti»

Il più ladro dei due

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Il più ladro dei due

Albert Libertad
 
Ogni giorno, ogni ora, non ha requie né tregua; la battaglia della vita. Battaglia orribile quanto mai, dove i cadaveri si accumulano, dove i feriti sono a milioni. Battaglia della Vita per la vita. Battaglia contro gli elementi, battaglia contro se stessi. Battaglia contro altri esseri umani. Battaglia di coloro che arrivano contro coloro che sono. Battaglia di chi possiede contro chi non possiede. Battaglia dell’avvenire contro il passato, della sapienza contro l'ignoranza.

In questo momento, ad Amiens, essa sembra assumere una forma più aspra che la rende più sensibile a tutti.

Due bande di individui si stanno affrontando. L’una sembra aver vinto. Ora non combatte più, giudica. Ha nominato dei delegati mettendosi in uniforme e decorandosi con titoli speciali, gendarmi, giudici, soldati, pubblici ministeri, giurati. Ma, senza tema di errore, tutti riconoscono gli abituali partner della lotta sociale: ladri, falsari, assassini, a seconda delle circostanze.